Mindivide – Recensione: Fragments

I Mindivide sono una formazione nata in Germania verso la fine del 2020, per impulso degli italiani Rosanna Taormina (voce), Stefano Mancarella e Vito Taormina (chitarre): completata la line-up con gli innesti in pianta stabile di Markus Kollmannsberger al basso ed Alex Schulz alla batteria, la band ha continuato la composizione dell’album di debutto in quella modalità remota che i tempi più duri del Covid hanno reso l’unica via percorribile per creare nuova musica insieme. Con influenze che spaziano da Within Temptation a Delain, da Ocean Of Slumber a Vuur e da Rush ad Opeth, immaginare quale sia lo stile melodico scelto dai cinque è prevedibile, ma solo in parte: citando infatti delle affermate realtà che in alcuni casi hanno punti di contatto piuttosto limitati, Rosanna e la sua ciurma sembrano volere anticipare un debutto non privo di un certo eclettismo, che possa in qualche modo rimescolare le carte del metal melodico con voce femminile. Se dunque i Mindivide si dimostrano assai bravi nel creare un’attesa, pur senza ricorrere per la loro presentazione a troppi giri di parole né espressioni roboanti, è soprattutto la loro musica a restituirci la dimensione – e l’ambizione – di questo nuovo progetto.

Lungo oltre cinquantacinque minuti, grazie a brani che si attestano mediamente attorno ai sei minuti, “Fragments” è in realtà molto di più di quanto i suoi interessi melodici non lascerebbero presupporre: sono infatti le influenze progressive a risaltare con forza nel corso dell’iniziale “Fragment 28”, oppure ancora tra i cambi di ritmo di “Reign Of Mediocrity”, unite ad un’atmosfera decadente della quale Rosanna tesse la tela con la sua voce ora educata e sognante (“Timeless Spaces”), ora più ferma e decisa (“Beauty Insane”, nella quale troviamo anche un intervento growl che poco aggiunge). E’ soprattutto negli intermezzi strumentali e nell’algida pulizia dei loro suoni che si avvertono le più forti influenze nordiche, con i Katatonia ed i The Gathering che vengono alla mente insieme ai sopracitati Opeth: complice una produzione di ottimo livello, che veicola con efficacia sia i passaggi più delicati che quelli ritmicamente più potenti (“Skull”), questo disco non possiede nessuna delle ingenuità che potremmo associare e perdonare ad un debutto. Traccia dopo traccia è possibile trovare tutti quegli elementi che contraddistinguono un’esperienza appagante ed un prodotto maturo: tutti i brani presentano infatti momenti ispirati, intermezzi atmosferici ed intrecci ben bilanciati, utilizzando il minutaggio generoso per creare delle mini-suite capaci di mantenere vivo l’interesse fino agli ultimi secondi di riproduzione. Il lavoro delle chitarre è probabilmente una delle componenti che più contribuisce a definire il suono dei Mindivide, grazie alla vivacità delle ritmiche proposte da Stefano e Vito (“D.I.D.”), spesso capaci di distogliere l’attenzione dalle pur buone parti vocali: nonostante la tendenza dei nove episodi sia quella di mantenersi sempre su ritmiche cadenzate e compassate (“Home”), le sei più sei corde vanno sempre oltre il ruolo di mero accompagnamento, creando raccordo e tensione, intrigando con un arpeggio distorto e consolando – un attimo dopo – con la purezza di un suono disteso, latino, naturale.

Fragments”, lo avrete capito, non è un disco di rime facili, di ritornelli accattivanti, di ascolti distratti e disimpegnati. E’ un disco autunnale poco interessato al compromesso, alla consolazione, alla risoluzione dei suoi contrasti attraverso l’applicazione di una banale formula di chiusura. Al contrario, sembra quasi che il nome Mindivide voglia alludere ad un concetto di divisione consapevole, di voluta separazione e ricercata frammentazione che caratterizza tutte le sue componenti gotiche / progressive / metalliche, tenute insieme così bene dalle architetture del disco (“Children Of Nonsense”) e dalla passione evidente che ha animato il quintetto italo/tedesco. Pur senza risultare difficile all’ascolto, dal momento che qui tutto scorre con ottima fluidità, questo debutto richiede attenzione ed attenzioni, un minimo di capacità di orientamento per non allontanarsi troppo dai suoi tanti centri di gravità (“At Your Whim”) e la voglia di muovere – metaforicamente, mentalmente – il culo per accompagnare questa realtà dalla forte componente tricolore in un viaggio di continua evoluzione, e brillante scoperta. Ad maiora.

Etichetta: My Kingdom Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Fragment 28 02. Skull 03. At Your Whim 04. D.I.D. 05. Reign Of Mediocrity 06. Children Of Nonsense 07. Timeless Spaces 08. Beauty Insane 09. Home
Sito Web: facebook.com/mindivide.band

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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