Mike Campese – Recensione: Electric City

Mike Campese, noto ai più come membro della Trans-Siberian Orchestra, è un musicista e compositore molto versatile, che ha fatto del rock-fusion il suo cavallo di battaglia.

Attivo dal 2000, ha pubblicato diversi solo album e, “Electric City” è la sua ultima creazione.

L’album si presenta da subito come il solito disco chitarristico/virtuoso, con un occhio sempre agli stacchi prog di matrice Dream Theater e a suoni molto simili a quelli utilizzati da John Petrucci.

La piacevole sorpresa è, invece, che non si tratta solo di un album prettamente chitarristico dove il buon Mike da sfoggio di tutta la sua perizia tecnica, ma, ogni tanto, spuntano anche dei brani cantati (per esempio la deliziosa “Kauai Blue”, “LandShark” e “Cruisin Across The Mojave”) che spezzano la pioggia incessante di note alla quale il guitar hero in questione sottopone l’ascoltatore.

Tirando le somme, tra brani ipertecnici ed alcune autocitazioni (“Eleventh Degree” e “Over The Top” sono praticamente lo stesso brano, in diverse tonalità), momenti cantati e riflessivi, questo “Electric City” scorre abbastanza piacevolmente trovando nella su citata “Kauai Blue” e nella lenta e sognante “Closer To The Sun” i suoi apici espressivi. E, comunque, la bravura di Campese sta proprio nel riuscire a far fluire il disco, senza intoppi, dalle prime note, sino alla conclusiva ed orientaleggiante “Camelryde”.

Attenzione, però! Perché, anche se abbastanza variegato e orecchiabile, si tratta pur sempre di un album prettamente strumentale, che, per chi non fosse abituato, potrebbe risultare prolisso e indigeribile all’estremo.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Independent

Anno: 2010

Tracklist:

01. Eleventh Degree
02. Shred Machine
03. Heavy Thing
04. Cruisin Across The Mojave
05. Over The Top
06. Kauai Blue
07. Closer To The Sun
08. Napali Coast
09. Punk Ass
10. LandShark
11. Shred
12. The Bitch Upstairs
13. Butterfingers
14. Camelryde


Sito Web: http://mikecampese.com/

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