Mercenary – Recensione: Metamorphosis

I danesi Mercenary sono una di quelle band che ha saputo coniugare con stile melodie dal gusto moderno e tradizione legata al melodic death metal e al power-prog. Una ricetta che ha portato alla creazione di album piuttosto interessanti, soprattutto con “11 Dreams” e “The Hours That Remain”, lavori in cui al fianco del leader Jakob Mølbjerg si era costruita una squadra di musicisti più che validi che aveva aiutato l’emergere delle qualità d’insieme. Una formazione che purtroppo ha perso qualche elemento nel corso degli ultimi anni e stretti attorno al talento di Jakob ritroviamo oggi il secondo chitarrista Martin Buus Pedersen e il bassista/cantante René Pedersen (comunque in line-up solo dal 2006), oltre al nuovo batterista Morten Løwe Sørensen e a Kim Olesen come session alle keyboards.

La qualità d’insieme non subisce comunque scossoni e senza dubbio dal punto di vista formale la band rimane di primissima serie. Quello però che non torna in “Metamorphosis” è la decisione di svoltare stilisticamente verso un sound più “morbido” vicino soprattutto ai Killswitch Engage, una componente che i Mercenary hanno sempre avuto sullo sfondo, ma che qui pare avere in alcuni casi fagocitato la personalità della band. Troppi, davvero troppi, i ritornelli di matrice pop-metal, una dose che rischia di diventare stucchevole a chi non digerisce del tutto la formula. Altrettanto eccessivo l’uso dei mille standard del genere, con riff, spezzature ritmiche, harsh vocals e aperture in pulito su ritornelli che fanno riferimento appunto a Killswitch Engage, In Flames, Soilwork e chiunque altro vi venga in mente (addirittura Coheed And Cambria in non pochi ritornelli). Anche qui, la componente ha sempre avuto la sua importanza nella costruzione del songwriting dei Mecenary, ma l’abilità del gruppo nel rimasticare e ricostruire era la prerogativa che ne faceva una band stimolante. In “Metamorphosis” ci pare invece che la band si conceda spesso una pausa d’estro, cercando soluzioni più comuni e di sicura presa. Una scelta che forse faciliterà l’assimilazione del prodotto al pubblico generico, ma che inevitabilmente ci costringe a bollarlo come banale in troppi passaggi.

Non fraintendeteci, i Mercenary restano sempre apprezzabili e si fermano comunque un gradino sopra alla media grazie alle loro doti musicali e ai tanti passaggi strumentali azzeccati. Solo ci pare doveroso verificare come la mancanza di idee già affiorata con “Architect Of Lies” sia ormai un fatto conclamato e che il gruppo conservi il suo appeal ormai quasi solo grazie al mestiere e alla grande professionalità.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Napalm records / Audioglobe

Anno: 2011

Tracklist:

01. Through the Eyes of the Devil    05:11
02. The Follower    04:37
03. In a River of Madness    05:59
04. Memoria    05:42
05. Velvet Lies    06:52
06. In Bloodred Shades    04:39
07. Shades of Grey    05:34
08. On the Edge of Sanity    04:22
09. The Black Brigade    05:44


Sito Web: http://www.myspace.com/mercenarydenmark

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