Deadly Carnage – Recensione: Manthe

E’ con piacere che ritroviamo, a circa tre anni di distanza dall’ottimo “Sentiero II – Ceneri” (la recensione), i riminesi Deadly Carnage. La band propone un interessante melange tra black e doom metal seguendo un percorso piuttosto personale che nel nuovo studio album giunge ad un livello di maturità notevole.

“Manthe” è di fatto la summa di quanto i romagnoli hanno elaborato dall’esordio ad oggi, la prova lascia intendere come i musicisti si siano evoluti sotto l’aspetto tecnico e compositivo, versante valorizzato ulteriormente dalle liriche che poggiano sul pensiero filosofico esistenzialista. L’album colpisce innanzitutto per quanto i brani siano carichi di drammaticità, espressa bilanciando al meglio la rabbia del black a momenti doom introspettivi.

L’opener “Drowned Hope” parte con una linea di basso ipnotica e ripetuta, poi lascia spazio alle chitarre e allo screaming, mostrando una monolitica natura nella quale emerge il suono ruvido e distante di matrice black, che si mantiene stabile per giungere a un finale dove i ritmi diventano più veloci e vigorosi. “Dome Of The Warders” è un brano, passateci il termine, più orecchiabile, retto da una melodia portante malinconica ma efficace. Il suo forte pathos è scandito dall’accompagnamento delle tastiere, che irrorano la traccia di una costante dose di melodia. Ecco però che “Carved In Dust”, pur fiero nel suo incedere, si rivela il pezzo più “primitivo” e legato al black della tradizione.

Ogni brano è comunque un tassello fondamentale nella composizione di “Manthe”, ma dobbiamo ancora citare “Il Ciclo Della Forgia”, brano in lingua italiana (un “esperimento” a cui la band è comunque avvezza) carico di enfasi e che poggia sulle parti di chitarra, tessitrici di una melodia oscura e sensuale. L’omonima suite conclusiva raccoglie nei suoi oltre quattordici minuti l’essenza odierna dei Deadly Carnage, ovvero il perfetto equilibrio tra le due facce di una stessa medaglia ove convergono lisergici rallentamenti e brusche accelerazioni plumbee e muscolari. Interessante come il gruppo spezzi la canzone con una parte jazzata che potrebbe gettare le basi ad ulteriori ipotesi evolutive.

Al  momento i Deadly Carnage sono certamente promossi e invitiamo i lettori appassionati al panorama di riferimento a scoprire questa realtà di casa nostra.

Voto recensore
7,5
Etichetta: ATMF / Audioglobe

Anno: 2014

Tracklist:

01.  Drowned Hope
02.  Dome Of The Warders
03.  Carved In Dust
04.  Beneath Forsaken Skies
05.  Il Ciclo Della Forgia
06.  Electric Flood
07.  Manthe


Sito Web: https://www.facebook.com/DeadlyCarnage

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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