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Lowburn – Recensione: Doomsayer

La nostrana Argonauta Records licenzia “Doomsayer” primo lavoro sulla lunga distanza dei finlandesi Lowburn, band nata da una costola dei più celebri Battlelore (che al momento sembra siano stati messi a riposo), nello specifico da un’idea del batterista Henkka Vahvanen e del vocalist Tomi Mykkänen. I due hanno completato la line up con altri ex-membri dei Battlelore, Miika Kokkola al basso e Tommi Havo alla chitarra, quest’ultimo sostituito poi da Tommi Lintunen. La band pubblica l’Ep “Soaring High” nel 2013, seguito l’anno successivo da uno split 7” con i Church Of Void.

Per il gruppo giunge finalmente il momento del grande passo con un Lp nuovo di zecca. Il titolo “Doomsayer” lascia pochi dubbi sul fatto che qui non troverete le sonorità epiche e sinfoniche dei Battlelore, bensì un sano e grezzo stoner rock/metal, acido, desertico e odoroso di cannabis. La band possiede una personalità ben definita, la loro è infatti una rilettura dei dettami dello stoner/doom (con influenze che chiamano in causa i Kyuss, i Black Sabbath e i Monster Magnet) in un’ottica, diciamo, “motorheadiana”, che assicura un bel groove ad ogni singolo pezzo.

L’apertura è affidata al singolo “The Last One”, brano veloce per i canoni del genere, ma bello grezzo e polveroso. Il vocione catarroso di di Tomi si distngue subito, ma colpisce anche il break acustico al centro del pezzo, che lascia spazio all’estro della chitarra di Tommi Lintunen, protagonista di un lungo e tagliente assolo di chiusura. “Soaring High”, più subdola e sabbathiana, mette invece in risalto la bontà della sezione ritmica, con il basso di Miika e la batteria di Henkka a salire sugli scudi. “Do-Mi-Ti” mostra come la band non lesini piacevoli parentesi acustiche, che spezzano la muscolarità dell’ascolto e che troveremo ben diluiti nello stesso. La tiltetrack è un pezzo dai forti connotati doomish, lento e granitico a ricordare qualcosa dei Cathedral, mentre la successiva “Running On Fumes” possiede un taglio rock’n’roll energico e ficcante. “Powerfreak” chiude il disco con la sua essenza lisergica, tra loop psichedelici e distorsioni.

Con il loro essere tosti e diretti ma anche parecchio orecchiabili, i Lowburn rappresentano una valida alternativa ai pesi massimi del genere per chi segue il panorama stoner.

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