Long Distance Calling – Recensione: TRIPS

Artefatti suoni sintetici dichiaratamente anni ’80 aprono tramite “Getaway” in maniera inaspettata l’album più eterogeneo, vario ma anche accessibile della discografia dei Long Distance Calling all’insegna di accordi aperti e contrappunti tastieristici.

La voce cristallina del nuovo entrato Petter Carlsen, che ha sostituito un Martin “Marsen” Fischer allontanatosi in maniera amichevole per dedicarsi nuovamente appieno ai suoi Pigeon Toe (anche se non manca il suo contributo alle tastiere) si fa sentire prepotentemente in “Rewind”. Evidentemente la sua interessante carriera solista (cercatevi il bellissimo “Clocks Don’t Count”) nonché l’ospitata nel pezzo “Welcome Change” sul precedente “The Flood Inside” ha destato un’ottima impressione sui tedeschi.

In “TRIPS” sono davvero tanti i momenti coinvolgenti: “Trauma” è assolutamente metal nel riffing di Florian Füntmann e David Jordan ma nulla di paragonabile al capolavoro “Lines” pezzo trascinante che si apre su una veloce parte di chitarra/tastiera ed è condito da un assolo ricco di pathos. Sullo stesso livello anche lo strumentale “Momentum” nel quale si capisce come è progredito il sound iniziale dei nostri durante gli ultimi anni.

Tutte queste caratteristiche sono sublimate in “Flux”, pezzo dalla durata più dilatata e dove momenti soffusi di post rock incontrano l’urgenza di chitarre elettriche corpose, da sempre trademark dei Long Distance Calling, band che comunque non ha mai amato adeguarsi alle mode vivendo in una sorta di isolamento volontario che ha permesso di sviluppare uno stile unico e riconoscibile; in pratica “TRIPS” traduce vecchie strutture inserendole in un universo musicale differente… riconoscibile ma nuovo!!!

long distance calling albummarch

Voto recensore
7,5
Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2016

Tracklist: 01. Getaway 02. Reconnect 03. Rewind 04. Trauma 05. Lines 06. Presence 07. Momentum 08. Plans 09. Flux
Sito Web: http://www.longdistancecalling.de

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