Dammercide – Recensione: Link

Italia del Metal, in piedi! Il cazzotto di ‘Queen Of Diamonds’ spara forte, i Dammercide hanno urlato al mondo che esistono, e l’alien mostruoso tenderà ad impossessarsi prima delle vostre orecchie ed infine di ciò che resterà dei vostri neuroni. Se il metal italiano ha un futuro potenzialmente ricco è grazie a gente come questi pazzi furiosi che si arrichisce di nuova linfa, come se dall’underground improvvisamente una presenza avesse provato il desiderio di uscire allo scoperto. Un debutto che spiazza, contorce e svela che alla fine, altro non esiste se non l’annichilimento, oppure, visto sotto altre terrorizzanti forme di deviazione, che alla fine tutti sono connessi, linkati, appunto, come sta a rappresentare il titolo dell’esordio sulla lunga distanza per i Dammercide. A guardarli bene, sono bravissimi ragazzi, ma si sa che l’ imprevedibilità è caratteristica pecuniaria dei mutanti. Il cantato sul finale della sparatissima apertura è un gioiello, così; come i giochi armonici di ‘Wall OF Hate’ che scherzano con le simmetrie di voce e chitarra, alterne sorti di un cantato growl e pulito che non stanca, non appiattisce e riesce a donare la personalità ad ogni singolo passaggio grazie alle sfumature dell’interpretazione. Ecco infatti che le chirurgie di ‘Crimson Spring’, dell’assoluta ‘ Hormonal’, di quel manifesto ammazza cellule che è ‘The Burning’ sono assestamenti di un sismografo che sbava inchiostro in modo incontrollato. Un album nel quale vincono gli assoli, le chitarre, queste eterne protagoniste che in ‘Link’ scaldano, raggelano, legano identità apparentemente distanti fra loro in un’amalgama sorprendente, partono da un punto per condurre la canzone oltre un altro confine inedito, rappresentano a volte gli istinti da pioniere sonico intrisi di cattiveria. Una lezione assimilata intelligentemente alla scuola di tutte le band death metal che sino ad oggi hanno abitato dalle nostre parti, una spruzzata intelligente di Dream Theater del periodo ‘When Dream And Day Unite’, una sorta di convettore di incubi o più semplicemente un ottimo esordio, nell’anno del Giubileo. Per inciso, qualche terrestre ha apposto un’etichetta sulla copertina: “Se avete in mano questo disco e non lo comprate, rischiate la vita, se non lo regalate almeno ad altri tre amici, che peste vi colga”. Scherzava?

Voto recensore
9
Etichetta: Negatron / Self

Anno: 2000

Tracklist: Queen Of Diamonds / Wall OF hate / Crimson Spring / The Burning / Entangled Sun / Hormonal / L.O.V.E. / Link / Stones Of Wisdom

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