Hypodust – Recensione: Let Me Cut The Ways EP

Ritorno di ‘fiamma’ per i canadesi Hypodust, dopo un buon esordio (“Here Comes The Pain") di qualche anno fa. E’ da premettere che anche ai lettori più attenti, il nome risulterà sconosciuto (nel vecchio continente risulta arduo reperire i loro albi), ma ciò deve essere solo viatico per approfondire la conoscenza di questo scintillante quintetto. Nati come Michelin Slave, autori di uno spettacolare platter (omonimo, 1996) in grado di miscelare influenze grunge ad un suono più metallizzato, debitore di certo industrial (NIN). Ma non solo. Non è da tutti avere un cantante quale Julius Butty, padrone di un timbro distintivo e camaleontico a seconda al mood dei pezzi (nonché capace di un estensione vocale di rilievo). Ma quel solitario disco fu canto del cigno per la band, rinata però sotto altre vestigia. L’intenzione di suonare metal ‘industrializzato’ è rimasta, tralasciando una varietà stilistica per dare libero sfogo all’impatto. Riffing serrato, sezione ritmica quadrata, elettronica ben calibrata, ma soprattutto un singer di razza che disegna melodie accattivanti, sovrastanti a cotanto ardore sonoro. Rispetto ad “Here Comes The Pain” hanno solo assestato il tiro, centrando un songwriting all’epoca ancora un po’ acerbo. Plauso dunque ai canadesi, con la speranza (all’epoca già espressa) di trovare un contratto che sappia valorizzarli e supportarli. Hypodust si scoprono ‘artigiani’ di un metal moderno che, anche pagando dazio all’originalità, pone note di rilievo in fatto di personalità. Avanti così!

Per contatti: http://www.hypodust.com

info@hypodust.com

Voto recensore
7
Etichetta: Autoprodotto

Anno: 2006

Tracklist: 01. Clones
02. Remember
03. I Decide

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi