Kryptonite – Recensione: Kryptonite

Kryptonite è un progetto che ha raccolta una certa attenzione da parte degli appassionati del genere, merito di una line-up al fulmicotone che vede coinvolti musicisti di spessore ed esperienza come Jakob Samuel e Alessandro Del Vecchio, nonché un astro nascente del melodic rock come Michael Palace, più la solidità di una base ritmica composta da Pontus Egberg (ma in quante band ha suonato?) e Robban Back (Mustasch, Ex-Eclipse).

Di certo il livello di partenza è molto alto, ed è anche per questo che alla fine non viene certo spontaneo gridare al miracolo. Non mancano infatti le buone canzoni, alcuni cori davvero ben confezionati e le rifiniture da capitolato, come la scelta di un buon assolo o qualche arrangiamento che colpisce nel segno, però nell’insieme salta fuori anche qualche difetto che non ci saremmo aspettati.

La produzione, ad esempio, non ci pare essere proprio incriticabile. Nel complesso è infatti fin troppo leggera, ma al contempo compressa e gonfia, con il risultato di lasciare una sensazione di pesantezza che però non fa rima con potenza (ascoltate come suona debole un pezzo dal potenziale hard notevole come “Love Can Be Stronger” o privo di mordente un altro bello lanciato come “Get Out Be Gone”). Il taglio è infatti quello che si tende dare sul mercato contemporaneo, soprattutto in campo scandi rock, ma in altre uscite il risultato è stato di ben altro spessore (ci viene in mente One Desire ad esempio).

Se passiamo poi ad ascoltare le composizioni ci rendiamo conto che alcune sono eccellenti, come i singoli “Chasing Fire”, “Across The Water” e “This Is The Moment”. Tre canzoni di ottimo livello, diverse tra loro e con tutto quello che ci si aspetta oggi da un prodotto di settore. Mentre altri brani, soprattutto nella seconda parte, scorrono via molto anonimi, appoggiandosi su standard un po’ troppo banali, sia compositivi (e fin qui, nel genere più di tanto non ci si può aspettare) che d’interpretazione. Ed è forse qui che manca lo scatto del cavallo di razza. Nel bene o nel male un artista di primo livello dovrebbe riuscire ad imprimere un marchio di fabbrica ben riconoscibile… ma qui questa missione riesce solo a fasi alterne, sempre se prendiamo come valore di riferimento quello dei musicisti coinvolti.

Una buona uscita si, ma con luci ed ombre. Se il progetto dovesse proseguire ci sono però sicuramente dei notevoli spazi di crescita e, anche da ciò di buono che si può ascoltare qui, si capisce che un disco top è ampiamente alla portata.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Chasing Fire 02. This Is The Moment 03. Keep The Dream Alive 04. Fallen Angels 05. Across The Water 06. Love Can Be Stronger 07. Knowing Both Of Us 08. Get Out Be Gone 09. One Soul 10. Better Than Yesterday 11. No Retreat No Surrender

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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