Kissin’ Dynamite – Recensione: Not The End Of The Road

Primi – e forse unici – ad aver trattato il piccante tema del bunga bunga nelle loro liriche (“Money, Sex & Power” è una specia di instant song del 2012), i tedeschi Kissin’ Dynamite si sono sempre contraddistinti per un’attitudine scanzonata, un occhio attento e divertito sui fatti del presente (“Hashtag Your Life”, 2016), un umorismo tagliente e Made in Germany che forse li ha nascosti dietro una risata, senza farceli mai davvero apprezzare pienamente. Eppure i numeri parlano chiaro: con sette album pubblicati in quindici anni di carriera, il quintetto accasato sotto il tetto di Napalm Records può ormai godere di uno status consolidato e più pesante di quanto il loro look eccentrico non faccia pensare. Come forse si intuisce dal titolo dell’album e della sua traccia di apertura, in questo nuovo lavoro l’occhio della band fronteggiata da Hannes Braun non può non posarsi sull’attualità, inducendo una riflessione di spessore più consistente rispetto al passato. Nonostante il marchio di fabbrica rimanga immutato, ed ispirato ad un hard rock brillante e di facile ascolto, qualche accordo minore ed alcuni frammenti dei testi ci parlano di un disco alle prese con una sfida inedita: quella di coniugare uno stile ormai cristallizzato con un fattore ambientale complesso che – semplicemente – non può essere ignorato.

Con sensibilità apprezzabile e di misura tipicamente europea, i Kissin’ Dynamite riescono nel compito di apportare correttivi delicati e piccole modifiche alla formula, facendo di “Not The End Of The Road” una generosa fonte di riff ed al tempo stesso un lavoro pur sempre brillante ma nel quale la componente più granitica (“What Goes Up”) bilancia in modo intelligente gli episodi divertiti (“Only The Dead” e soprattutto “Yoko Ono”) che il fan della prima ora continuerà ad esigere. All’interno di questo delicato spazio di manovra, che costringe a conciliare un percorso a tinte arcobaleno con una prospettiva virata – come direbbero gli arredatori in doppio petto su Real Time – sui delicati toni del grigio, la formazione tedesca dimostra tutta la differenza che quindici anni di avventure senza cambi di line-up possono fare. Rispondendo alla luminosità di una “Good Life” con le note languide di “Gone For Good”, e continuando a colpire con la medesima convinzione sia il cerchio (“All For A Halleluja”) che la botte (“Defeat It” ed il suo messaggio semplice ma per nulla banale), il risultato che si ottiene è quello di un album di sano hard-rock alla tedesca – moderno e curato in ogni dettaglio anche grazie al mastering di Jacob Hansen – che dona speranza senza illudere, che immagina un futuro possibile, che amplifica la potenza veloce di un battito di mani perché è nella musica da vivere insieme, come sembra suggerire l’evocativa immagine di copertina, che si potranno trovare nuove strade e tante insperate risposte.

In un periodo come quello attuale, che senza dubbio pone delle sfide anche alla vena creativa ed alla sensibilità degli artisti, i Kissin’ Dynamite capiscono di avere tra le mani il prodotto giusto al momento giusto, apportando i giusti correttivi, sfiorando il pedale del freno quando necessario (“Coming Home”), prendendosi il tempo per guardarsi attorno ed ascoltare le ultime notizie, perché è anche da queste (“Scars”) che nasceranno il prossimo assolo, il nuovo video e l’ennesimo ritornello disimpegnato. E così, in un disco che stilisticamente non ha certo l’ambizione di scoprire né proporre nulla di nuovo, si evoca per amore di citazione un bel testo scritto da Vasco Rossi nel 1997 (“La cambio io la vita che / non ce la fa a cambiare me” in “E dimmi che non vuoi morire”) e si scopre l’esistenza di una forza positiva circolare e resiliente (“No One Dies A Virgin”), nascosta tra il desiderio di cambiare tutto a tutti i costi e quello di rimanere sempre e comunque fedeli a se stessi ed alla propria natura. Dimmi come posso cambiare, senza dirmelo: questa è forse la richiesta alla quale “Not The End Of The Road” offre una soluzione sempre godevole, immensamente cantabile e subito convincente grazie alla coerente genuinità della sua ricetta.

Etichetta: Napalm Records

Anno: 2022

Tracklist: 01. Not the End of the Road 02. What Goes Up 03. Only the Dead 04. Good Life 05. Yoko Ono 06. Coming Home 07. All for a Halleluja 08. No One Dies a Virgin 09. Gone for Good 10. Defeat It 11. Voodoo Spell 12. Scars
Sito Web: kissin-dynamite.de

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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