Kill Devil Hill – Recensione: Kill Devil Hill

Dopo numerosi ritardi e vari intoppi, arriva finalmente sugli scaffali il debutto dei Kill Devil Hill la cui formazione, ormai nota anche ai muri, comprende Vinny Appice (ex-Black Sabbath, Heaven & Hell e tanti altri), Rex Brown (ex-Pantera e da poco ex-Down) e due nomi meno noti ovvero Mark Zevon con fugaci apparizioni tra le fila di Ratt e W.A.S.P. e Jason Bragg, voce dei Pissing Razors in “Where We Came From”, insomma un manipolo di ex più o meno eccellenti.

Con un batterista al comando e due membri su quattro provenienti da due band progenitrici del groove metal sound, non poteva che nascere qualcosa di profondamente groovy, appunto, ma, nella sostanza, caratterizzato anche da sonorità che vanno oltre le band di appartenenza. Eh sì, perchè sono già i primi due brani “War Machine” ed “Hangman” a tradire un amore malcelato verso quegli Alice in Chains, croce e delizia di molti metalheads. Ma in “Kill Devil Hill” c’è anche tanto southern metal, figlio bastardo di Pantera, Down e Black Label Society, spesso condito con buone dosi di melodie mutuate dall’hard rock come nell’ottima “Voodoo Doll” o nella più drammatica “Up In Flames”. L’album vira anche verso sonorità decisamente più doomy in “Gates of Hell” e “Rise From the Shadows” o ancora “Time & Time Again”,  mid tempo funerei che, non per essere maligni, ma sembrano riciclate da qualche outtake lasciato in sospeso degli Heaven & Hell, soprattutto nel primo caso, con un Jason Bragg che prova un approccio vocale simile a quello dell’immortale Ronald. E’ comunque senz’altro Rex Brown il protagonista assoluto dell’album che domina la chitarra con il suo basso prepotente e arrogante, donando ai brani una dose di ritmo e potenza che fa ricordare i suoi tempi nei lontani Pantera, band che emerge a più riprese durante l’ascolto, come nel riffone “grasso” di “Strange”.

Il disco scorre via in modo veramente fluido, senza sussulti clamorosi ma senza neppure evidenti cali, risultando, dopo qualche ascolto, incredibilmente concreto, forse solo leggermente sacrificato per la voce di Bragg, non tanto per una sua prova sottotono, ma per il fatto che un Wylde  o un Anselmo di turno avrebbero aumentato notevolmente la portata dei brani. In fin dei conti, però, quello che resta è un disco veramente godibile fatto di un heavy metal onesto, che non ha la pretesa di risultare originale ma che poggia sulla concretezza, caratteristica che spesso viene travisata a favore di soluzioni iper elaborate ma evanescenti: insomma ogni tanto un po’ di sano metal divertente e suonato con le palle male proprio non fa. Speriamo a questo punto che il progetto possa concretizzarsi in una vera band con tanto di attività live.

Voto recensore
7
Etichetta: SPV / Steamhammer

Anno: 2012

Tracklist:

01. War Machine 03:14
02. Hangman 03:26
03. Voodoo Doll 03:58
04. Gates of Hell 04:50
05. Rise from the Shadows 04:06
06. We're All Gonna Die 04:27
07. Strange 03:31
08. Time & Time Again 03:56
09. Old Man 03:05
10. Mysterious Ways 02:24
11. Up in Flames 05:45
12. Revenge 05:04


Sito Web: http://www.killdevilhillmusic.com/

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi