Kent Hilli – Recensione: The Rumble

Ex giocatore di calcio ed affacciatosi relativamente tardi al mondo della musica, lo svedese Kent Hilli ha accumulato album e esperienze con i Perfect Plan prima di giungere oggi alla pubblicazione del suo primo lavoro da solista. Composto avvalendosi anche della collaborazione di Alessandro Del Vecchio, Pete Alpenborg e della sorella Tina, “The Rumble” è il frutto amorevole del lavoro di due soli musicisti, con lo stesso Hilli affiancato dal polistrumentista Michael Palace, e costituisce quanto di più continuativo io abbia recentemente sentito rispetto a “The Final Countdown” degli Europe. Nonostante la voce del cantante svedese sia anagraficamente più matura e stilisticamente più impostata, suoni ed atmosfere sembrano proprio quelle del 1986. Questo debutto sfoggia insomma un hard rock passionale e positivo, pieno di rime innocenti, cori femminili ed un contrasto interessante tra la leggerezza dei suoi toni ed una batteria dalle tinte profonde. “Cantatissimo” è il mio aggettivo autarchico e preferito per descrivere quando è il talento istrionico del suo frontman a reggere sulle spalle le sorti dell’intero disco: su “The Rumble” le gerarchie sono chiare, e le sue dolci melodie sospese tra Stati Uniti e Scandinavia non sono altro che un onesto contorno per il talento – educato ed espressivo – dello stesso Hilli. Questa accettabile sproporzione fa in modo che, prendere o lasciare, questo sia un album da godersi cantando, piuttosto che soffermandosi sulla sua natura così semplice e lineare.

Povero di suggestioni se ascoltato con orecchio analitico e pignolo, “The Rumble” si rivela al contrario piacevolmente estivo e rinfrescante se approcciato con spensieratezza vacanziera e cuore leggero. Mancano del tutto il pepe e la scoperta, è vero, ma così come certe relazioni crescono più rigogliose se cullate dalla routine, allo stesso modo questo disco gioca la carta di una linearità piena di eleganza, geometria e buon gusto. La chiarezza dell’impostazione è così trasparente, senza trucco e senza inganno, che sarebbe ingeneroso parlare di un prodotto musicalmente povero: al contrario, tutti i brani in scaletta hanno le idee piuttosto chiare su come utilizzare le risorse a disposizione e su dove indirizzare l’attenzione dell’ascoltatore in vena di romanticherie rock (“Cold”). La ripetizione della formula, pur apprezzabile, condanna però questo primo lavoro alla più scusabile delle prevedibilità: tutte belle e tutte uguali, queste undici tracce hanno il pregio ed il difetto di comunicare gli stessi sentimenti con gli stessi artifici ritmici, consegnandoci ad una monotonia luminosa, delicata, ineludibile. Un focus così insistente determina inoltre una certa mancanza di spazialità, a causa della quale il disco non suona mai così largo, fisico e pomposo, come il genere stesso richiederebbe. Senza la scintilla si perde la magia, senza l’arroganza si perde la grandeur, il momento del decollo non arriva mai e la distanza con le produzioni più meditate e complesse riaffiora ogni tanto in superficie, quasi a ricordarci che le aspirazioni di “The Rumble” sono contenute ed il disco si accontenta di un piccolo spazio per presentare la propria proposta, senza clamori.

Che Hilli interpreti con passione ogni singolo passaggio è immediatamente chiaro, e lo sforzo compiuto per valorizzare il suo materiale all’acqua di rose (come la ballad “Heaven Can Wait”) è il segno di una professionalità – ispirata a Lou Gramm, Jimi Jamison, Dann Huff, David Coverdale, Joe Lynn Turner e Joey Tempest – che salva allo stesso tempo lui, il disco e Frontiers. La misura nella quale questa qualità sia sufficiente a fare di “The Rumble” un ascolto appagante e longevo è più mobile della donna del Rigoletto, e soggettiva: in quei giorni nei quali ci sembra di sentire rumore ovunque, però, un lavoro come questo può restituirci almeno un po’ di velluto e di equilibrio, senza rinnegare la nostra anima rock (“Does It Feel Like Love”) e la nostra vena vagamente malinconica (“Miss Up To No Good”). Benchè non lo si possa definire un prodotto propriamente eccitante, questo album è come la casta vacanza in colonia durante la quale hai respirato i primi scampoli di libertà. Ed è bastato quell’assaggio di mondo, lontano da casa, per scolpire un ricordo pulito ed indelebile.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2021

Tracklist: 01. The Rumble (Never Say Die) 02. Cold 03. All For Love 04. I Can’t Wait 05. Don’t Say It’s Forever 06. Miss Up To No Good 07. Heaven Can Wait 08. Does It Feel Like Love 09. Love Can Last Forever 10. Never Be Mine 11. Still In Love
Sito Web: facebook.com/kenthilli

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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