Kamelot – Recensione: Karma

Poffarbacco, come passa veloce il tempo: sono già al quinto disco in studio i Kamelot, però! E a occhio e croce direi pure che si tratta del migliore. Liberi di non credermi o smentirmi, ma penso che l’equilibrio tra i primi dischi più epici e cadenzati e gli ultimi, più sterilmente diretti verso la velocità, in particolar modo The Fourth Legacy, sia stato finalmente raggiunto. Ho sempre considerato i Kamelot facenti parte di quel ristretto numero di gruppi power intelligenti e qui lo dimostrano appieno. Roy Khan offre una prestazione invincibile, caldo ed espressivo come non lo si sentiva dai tempi dei Conception, ormai perfettamente calato nel ruolo Kamelot, dona particolarità al l’insieme; Youngblood continua a non abusare della tecnica preferendo a sbrodolate neoclassiche poche cose ben fatte. Gli arrangiamenti poi sono esemplari, con orchestrazione mai sovrasfruttate che altrimenti appesantirebbero il lavoro, rendendolo, invece, solamente ottimo ed equilibrato. Pezzi veramente belli, estremamente piacevoli, che siano mid-tempo o più tirati, ballate acustiche d’una intensità sconosciuta alla quasi totalità dei gruppi metal o la suite Elisabeth, di dieci minuti, che fa la sua gran figura in chiusura, tra arpeggi, stacchi, ripartenze e robetta del genere. Se avete l’ottima abitudine di comprare le migliori uscite di ogni genere musicale penso proprio che Karma non dovrebbe sfuggirvi. Soddisfacente.

Voto recensore
7
Etichetta: Noise / Self

Anno: 2001

Tracklist: Forever
Wings Of Despair
The Spell
Don’t You Cry
Karma
The Light I Shine On You Across The Highlands
ELISABETH I Mirror Mirror
II Requien For The Innocent
III Fall From Grace

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