Kansas – Recensione: Point Of Know Return Live & Beyond

Dopo la loro ultima prova in studio, l’eccellente “The Absence of Presence” dell’anno scorso, i Kansas hanno ben pensato di pubblicare un doppio live del tour celebrativo nel quarantennale di quello che può essere considerato il loro capolavoro con vari dischi di platino vinti, quel “Point Of Know Return” del 1977, che contiene alcuni fra i brani più belli e celebri della band. Le registrazioni sono tratte dal tour del 2019/2020, e il disco a cui è dedicato viene eseguito per intero.

L’apertura è affidata a “Cold Grey Morning” dall’ottimo “Freaks of Nature” del 1995, e c’è da dire che, oltre alla solita carrellata di classici, vengono eseguiti alcuni brani da dischi considerati minori rispetto a quelli protagonisti dei loro fasti negli anni ’70. In effetti brani come “Musicatto” e “Taking in the View” da “Power” del 1986 non sono molto usuali, ma costituiscono un indubbio motivo d’interesse, tanto più nelle versioni qui proposte, segno che il punto di vista dei musicisti nel sentire un brano da loro scritto non necessariamente coincide con la percezione che ne ha il grande pubblico. In ogni caso le esecuzioni ineccepibili di piccoli e grandi classici dei Seventies, come “Two Cents Worth”, “The Wall”, “Song for America” con una notevole parte centrale di scambi di assoli fra tastiere e violino, e “Miracles Out of Nowhere” nonché le eccellenti le esecuzioni di “Summer” e “Refugee” da quello che era al momento l’ultimo lavoro in studio “Somewhwere to Elsewhhere”, fanno vedere una band che, nonostante i numerosi cambi di formazione, è perfettamente a proprio agio con qualsiasi periodo della loro storia.

Il secondo disco inizia con l’intera riproposizione di “Point Of Know Return” che sia nei classici come la title track, l’immortale hit “Dust in the Wind” o “Portrait (He Knew)” gli assalti prog di “Paradox” e “Closet Chronicles”, il proto prog metal di “The Spider” e “Lightning’s Hand” dimostrano quanto grande ed attuale sia quello storico disco ad oltre 40 anni dalla sua pubblicazione e di come l’attuale formazione riesca a reinterpretarlo, anche con qualche variante, in maniera convincente e coinvolgente. Dopo la conclusiva “Hoplelessly” si riprende con la grande hit “Carry On Wayward Son”, qui veramente travolgente, il ripescaggio di “Pepole of the Southwind” da “Monolith” e dopo la citata “Refugee” la conclusione con il gioiello melodico “Lonely Wind”, dal loro debutto del 1974, riproposto con grande enfasi.

Anche se un paragone col monumentale live “Two for the Show” del 1978 non ha senso farlo, ci troviamo davanti a un lavoro di altissimo livello, con la band che gira a meraviglia, qualsiasi sia il brano da interpretare, con gli assi portanti Phil Earth e Rich Williams e i membri di lungo corso Billy Greer e David Ragsdale che hanno perfettamente integrato i nuovi arrivati Ronnie Platt, Zak Rizvi e la straordinaria voce di Tom Braslin, che interpreta nel modo migliore Steve Walsh. Il loro miscuglio di prog, hard rock, pomp e rock melodico che hanno concepito fin dai loro inizi, se portato avanti a questi livelli continuerà a risuonare nelle nostre orecchie ancora per molto tempo, garantito.

Etichetta: InsideOut Music

Anno: 2021

Tracklist: Disc 1: 01. Cold Grey Morning 02. Two Cents Worth 03. The Wall 04. Song for America 05. Summer 06. Musicatto 07. Taking in the View 08. Miracles Out of Nowhere Disc 2: 01.Point Of Know Return 02. Paradox 03. The Spider 04. Portrait (He Knew) 05. Closet Chronicles 06. Lightning’s Hand 07. Dust in the Wind 08. Sparks of the Tempest 09. Nobody’s Home 10. Hopelessly Human 11. Carry On Wayward Son 12. Pepole of the Southwind 13. Refugee 14. Lonely Wind
Sito Web: https://www.facebook.com/KansasBand

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