Kaledon – Recensione: Legend Of The Forgotten Reign – Evil Awakens

Con una onorevole longevità che sfiora i venticinque anni, i romani Kaledon sono una delle realtà più solide nel panorama power italiano, autori di un racconto epico che dal 2002 al 2010 si è dipanato lungo sei uscite discografiche. Se con i successivi Altor: The King’s Blacksmith (2013), Antillius: The King of the Light (2014) e Carnagus: Emperor of the Darkness (2017) la formazione fondata dai due chitarristi Alex Mele e Tommy Nemesio ha dato vita a tre racconti biografici, incentrati su specifici protagonisti della saga, con “Evil Awakens” si riapre il filone narrativo principale, che presumibilmente si strutturerà in tre capitoli un po’ come avvenuto con la trilogia postuma di Guerre Stellari. Se la volontà di sviluppare un racconto così coerente ed articolato – pur dovendo necessariamente fare i conti con gli immancabili cambi di line-up intervenuti nel tempo – è indice di notevoli amore e concentrazione, il fatto che oggi i Kaledon si ripresentino con una delle loro migliori formazioni di sempre dovrebbe aggiungere ulteriore spessore al loro percorso, speranza corroborata dal fatto che per “Evil Awakens”, completato in tutte le sue parti oltre un anno fa, il sestetto italiano abbia voluto prendersi tutto il tempo necessario per trovare un publisher come la svedese Beyond The Storm in grado di coglierne il valore e facilitarne la promozione. Introdotto da un pregevole artwork, a cura del pittore Oleg Shcherbakov, l’album si apre con una introduzione strumentale (“Renascentia Noctis”) che, grazie all’estrema pulizia dei suoni, alla presenza dei cori dell’Ottava Pop Choir di Roma ed alle distorsioni elettroniche in grado di creare atmosfera e sostenere il crescendo introduce alcune delle colonne portanti di questo lavoro.

E’ però con la successiva “At The Gates Of The Realms” che si entra davvero nel vivo della questione, con l’entrata in scena al gran completo della band fronteggiata oggi da Michele Guaitoli (Visions of Atlantis, Temperance, ERA). La sensazione è subito quella di un power al passo con i tempi, ritmicamente brillante e fortemente intriso di una componente visuale funzionale al racconto strutturato in tanti anni di carriera. La successiva “A Strike From The Unknown” conferma se non lo stato di grazia dei Kaledon, almeno una piena ed invidiabile maturità necessaria a far coesistere – con esiti convincenti – un ritornello accattivante, un epico supporto di cori e tastiere, un assolo di chitarre ed il contributo di James Mills (Hostile) che a questo disco ispirato a Helloween, Stratovarius, Powerwolf e Manowar aggiunge anche un tocco “alla Phil Anselmo”, ricalcando un po’ le orme di quanto i Kamelot fecero alcuni anni fa con Bjorn Strid.

Ed anche se sei fermamente intenzionato a non scrivere una recensione track by track, diventa impossibile non dedicare due righe alla successiva “The Eye Of The Storm”, uno dei singoli estratti dall’album caratterizzato da un chorus coinvolgente e cantabile ancor prima di averlo ascoltato nella sua interezza, uno sfizioso giro di basso e parti di tastiera che danno ampiezza, struttura ed ulteriore respiro ad un album nato evidentemente sotto una buona stella. Senza dimenticare il contributo di Manuele Di Ascenzo alla batteria (“The Sacrifice Of The King”), degli ospiti come Nicoletta Rosellini (Kalidia, Walk In Darkness) e di tutti gli altri musicisti coinvolti in questa decima fatica. La relativa facilità con la quale le ricche orchestrazioni e l’inappuntabile performance di Guaitoli (“Life Or Death”) sostengono anche episodi più impegnativi ed articolati (“Emperor Of The Night”, efficace anche nell’architettura dei testi) testimonia la solida impalcatura che sostiene questi cinquanta minuti: ascoltando e riascoltando è davvero difficile trovare punti di tensione calante, e nonostante la quantità e l’esuberanza messe in campo questo “Evil Awakens” si mantiene sempre su una sorta di leggerezza power che invita a spendere con lui quella manciata di minuti extra che ti fanno inevitabilmente arrivare in ritardo, ma carico.

Canzoni come l’epica “The Dawn Of Dawns”, promossa anche con un video elegante, contengono una miscela (esplosiva) di ritornelli che filano, cori che supportano con agilità contemporanea e piccoli tocchi strumentali ed è impossibile non notare la fluidità impeccabile con la quale questo tutto italiano scorre e si rincorre, con l’unico intento di onorare un genere che, anche grazie ai Kaledon, si rivela ancora in grado di generare espressioni potenti, complesse, se volete un po’ barocche ed allo stesso tempo di presa immediata. Guardando alcuni dei video presenti sul canale Youtube di Alex Mele, nei quali il chitarrista e fondatore monta robot a fascicoli, descrive le caratteristiche del suo impianto stereo e parla dei Kaledon con un entusiasmo misurato che conquista, puoi cogliere alcuni dei tratti che caratterizzano la formazione attuale: cura e stupore, ricordo e racconto, voglia e pazienza sembrano essere le stesse qualità che servono per montare alla perfezione il modellino di Jeeg Robot, mantenere inalterato lo spirito delle proprie passioni e creare, con l’aiuto di altri cinque capaci compagni di viaggio, un album di quantità aggraziata che entra – con la stessa scioltezza con la quale mi ritrovo a canticchiare una “Blessed With Glory” – nella mia top ten dell’anno.

Etichetta: Beyond The Storm

Anno: 2022

Tracklist: 01. Renascentia Noctis 02. At the Gates of the Realms 03. A Strike from the Unknown 04. The Eye of the Storm 05. Emperor of the Night 06. The Dawn of Dawns 07. Life or Death 08. The End of Time 09. Blessed with Glory 10. The Sacrifice of the King 11. The Story Comes to an End?
Sito Web: facebook.com/kaledonofficialpage

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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