Morse – Recensione: It’s Not Too Late

Ci siamo già inchinati ad una certa maestria nel trattare il pop da parte di gruppi ed artisti in un certo senso più “pesanti” in occasione della nuova uscita di Motorpsycho e torniamo a farlo nella più canonica occasione del secondo disco solista del mastermind Neal Morse, in azione con Spock’s Beard e Transatlantic. Un gusto che ha pochi rivali quello del tranquillo americano, abbandonate le velleità progressive della band madre ci offre tutto quello che proprio dalle altre parti non entra ma che sarebbe delittuoso lasciare in cassetti o altri recipienti ermeticamente chiusi. ‘It’s Not Too Late’ non è metal, non è prog, è semplicmente pop. Sono rare le incursioni elettriche e come nel prossimo progetto denominato Virgo (ne parleremo a tempo debito) i dischi chissà come mai escono con quel feeling che lascia interdetti. A cavallo degli insegnamenti dei baronetti di Liverpool più intimi, lambendo le coordinate del Don Henley di ‘The Nightfly’, risultando un’opera personale ed intima nel suo universalismo. Già, il disco di un cantautore che si diverte nella title track e piazza a sorpresa un blues, una canzone come ‘Change’ che fa invidia a ben più blasonati compositori, la dolcissima ‘I Am Your Father’… insomma, un disco nel quale vincono le canzoni, legate da un talento ed un’aura magica che addirittura ci porta a dubitare del fatto che siano contenute tutte nello stesso disco.

Voto recensore
8
Etichetta: Spv / Audioglobe

Anno: 2001

Tracklist: It’s Not Too Late
All The Young Girls Cry
Leah
The Angels Will Remember
So Long Goodbye Blues
The Change
Broken Home
Oh Angie
The Eyes Of The World
Ain’t Seen Nothing Like Me
I Am Your Father
Something Blue
The Wind And The Rain

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