Issa – Recensione: Lights Of Japan

E sono sette. Con “Lights Of Japan” la norvegese Isabell “Issa” Øversveen aggiunge un ulteriore tassello ad una carriera che, dal debutto solista del 2010 (“Sign Of Angels”), ha conosciuto una buona continuità e riscontri positivi da parte della scena del rock melodico. Particolarmente interessante, in occasione dell’uscita di “Lights Of Japan”, è anche la composizione della band che ha affiancato la rock queen: l’album è infatti il frutto della collaborazione con Michele Guaitoli, polistrumentista, produttore e cantante (Visions Of Atlantis, Temperance, ERA) che ho recentemente apprezzato in “Legend of the Forgotten Reign – Chapter VII: Evil Awakens” dei Kaledon, e con James e Tom Martin, entrambi ex membri dei VEGA e rispettivamente marito e cognato della bionda interprete nordica. Trovo che il rock melodico si sia fatto più imprevedibile ed interessante negli ultimi tempi, anche a causa della duttilità che il genere ha dimostrato: sotto a questa etichetta tendono infatti a ritrovarsi espressioni sempre più eterogenee, alcune più votate alla ricerca di dolci melodie ed altre che, invece, amano spingersi al confine con rock classico o hard’n’heavy. Nel caso di “Lights Of Japan” ci troviamo al cospetto di un melodico vivace, caratterizzato da ritmi sostenuti, assoli in puro stile heavy (“Live Again”) ed una sensazione generale di buon utilizzo dei tempi e degli spazi. Individuare gli album che non amano perdere tempo diventa sempre più facile, anche a causa dei tanti termini di paragone negativi disponibili, ed il disco di Issa fa di tutto per entrare in questa categoria: i brani svelano infatti i propri ritornelli nel giro di un minuto, come nel caso della title-track, ed il disco dimostra in più occasioni di voler passare al sodo, senza perdersi in inutili orpelli.

Va però detto come, in nome di questa asciuttezza (alla quale solo gli ottimi assoli di chitarra sembrano riuscire a scampare), a “Lights Of Japan” finiscano col mancare un po’ di atmosfera, un po’ di dettaglio e forse anche un po’ di errore umano. Canzone dopo canzone si ha l’impressione che l’ottima costruzione finisca col predominare sulla voglia di comunicare e coinvolgere, e tutto il lavoro – benchè confezionato bene e tutto sommato scorrevole – disperde quella personalità nella quale i nomi coinvolti avrebbero lasciato sperare. Gli episodi che soffrono di questa rigida impostazione non sono pochi, né così difficili da scovare: le linee melodiche di “Seize The Day”, “It’s Over” e “Chains”, ad esempio, sembrano quasi mettere in difficoltà la stessa Issa a causa di una sostanziale mancanza di idee e musicalità, con la cantante di Oslo che si sforza – purtroppo senza successo – di salvare con un’interpretazione un po’ fuori le righe dei brani che in realtà non hanno molto da raccontare. E così pure la sua performance perde un po’ di lucidità e brillantezza, perché frequenti sono i momenti nei quali la voce si spinge un po’ troppo al limite (“Shadow To The Light”), ricercando un di più che nulla aggiunge e molto perplime. Il contorno per la verità non aiuta: fatta eccezione per il sassofono di Giovanni Barbetta nella balladMoon Of Love” e per gli assoli di chitarra, probabilmente tra i momenti più gustosi del disco, dal punto di vista strumentale non c’è molto da segnalare. La batteria di Marco Andreetto segue un andamento senza sussulti (“Fight To Survive”) ed alle tastiere di James Martin, banali e ridondanti come nelle peggiori cose assaggiate dai paninari negli anni ottanta (“I Give My Heart”), spetta una delle menzioni più negative.

Con la stessa cruda amarezza con la quale il professor Ferrari ricordava che nella vita l’impegno si premia solo alle scuole elementari, perché dopo contano i risultati, “Lights Of Japan” si accoglie inizialmente con fare benevolo, perché il disco tutto sommato ci prova, ma anche con un innegabile senso di delusione, perché dai il 2023 si poteva inaugurare con qualcosa di più maturo ed ispirato. Pur senza raggiungere i poco raccomandabili abissi di altro melodico al femminile che Frontiers ha proposto recentemente, il nuovo lavoro di Issa fatica a spiegare il perché della sua stessa esistenza, con il risultato che arrivare alla fine della scaletta ha più il gusto della liberazione che non quello di un arricchimento e di un’esperienza che valga la pena consigliare, capire, ripetere. E, a costo di raggiungere nuove vette del politicamente scorretto, qualche dubbio sul misterioso rapporto tra il bell’aspetto di queste interpreti e l’inconsistenza di quanto propongono comincia ad insinuarsi… prima che noi lo si respinga con forza, almeno fino al prossimo disco.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2023

Tracklist: 01. Live Again 02. Lights Of Japan 03. Seize The Day 04. Stop The Rain 05. Moon Of Love 06. Chains Of Love 07. Fight To Survive 08. It's Over 09. I'll Give You My Heart 10. Shadow To The Light 11. I'll Be Waiting
Sito Web: facebook.com/issasite

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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