Inner Stream – Recensione: Stain The Sea

Vedrà la luce il prossimo 16 luglio tramite Fronties Music “Stain The Sea”, l’album di debutto degli Inner Stream. Si tratta di un progetto musicale che amalgama all’interno della propria proposta diversi generi, partendo dal metal sinfonico fino all’elettronica, passando attraverso ispirazioni goth ed influenze nu metal.

La storia della band comincia attorno al 2010 in Argentina, quando la vocalist e songwriter Inés Vera Ortiz, militante in alcune band power metal locali, prende consapevolezza che la propria scrittura e le proprie aspirazioni tendono verso un sound diverso. Punto di svolta sarà l’incontro nel 2017 con Guillermo De Medio, tastierista e produttore (fra gli altri, di Tarja Turunen), con il quale la Ortiz incide un primo demo dal sapore gothic metal, e con cui continuerà una fruttuosa collaborare negli anni successivi, mettendo infine a punto la propria visione degli Inner Stream. Per la realizzazione del disco, grazie anche al sodalizio con il produttore Alessandro Del Vecchio, si aggiungerà alla formazione anche una bella fetta di Italia: troviamo infatti Nicholas Papapicco alla batteria, Andrea Seveso alla chitarra e Mitia Maccaferri al basso.  

“Stain The Sea” è innanzitutto un disco intimo, nel quale la Ortiz ha riversato, in quanto autrice di tutti i testi, molto di sé. La scrittura è incisiva e delicata al tempo stesso, quasi atta a sottolineare o tentare di esorcizzare momenti del proprio vissuto personale. Ne è un esempio il brano di apertura “Massive Drain”, che la cantante ha dichiarato essere stato l’ultimo ad entrare a far parte dell’album, in quanto elaborato pieno lockdown. Il messaggio di fondo di nasconde proprio dietro alla necessità di comporre musica in un periodo così buio: è attraverso un’intuizione che ognuno può trovare la propria, personalissima bussola, ed è così che una canzone può diventare così sollievo e rinascita al tempo stesso.   Il brano, che si rivela d’impatto fin dal primo ascolto, propone sonorità a metà strada fra gli intrecci melodiosi dei Within Temptation e la cupezza di fondo dei The Birthday Massacre.

Grande attenzione è data alla creazione dell’atmosfera, che non manca mai di essere sottolineata dalle tastiere e dai synth. Tra gli esempi migliori, la criptica “Hunt You” e la dark-romantica “Real”, che con i loro elementi goth strizzano l’occhio in più passaggi ai nostrani Lacuna Coil, mentre “Aftermath” alterna momenti melodici sospesi ai riff più hard&heavy del disco. Anche “Dance With Shades” parte con una carezza, ma sfodera dopo pochi secondi una chitarra potente che va a inserirsi con precisione fra le tastiere ed il bel canto della vocalist, regalandoci  su finale anche un pregevole assolo.

Notevoli la costruzione multistrato di “If You Dare” e l’incedere cadenzato della title track “Stain The Sea”, nel quale Inés Vera Ortiz ci delizia con un cantato meno melodico rispetto agli altri brani, dando spazio a un piglio più aggressivo.  Una nota di merito va anche a “Last Drink”, in cui vince ancora una volta il connubio tra l’elettronica, la componente heavy e l’eccelsa interpretazione canora; un brano che non ha nulla da invidiare alle pubblicazioni più recenti di una band come gli Evanescence.

In conclusione, con gli Inner Stream non andrete forse incontro a qualcosa di mai ascoltato prima, ma vi affaccerete su una commistione di stili e sonorità che trovano in questo nuovo progetto un buon bilanciamento e una nuova linfa vitale. La seconda prova sarà, probabilmente, quella della verità. Nel frattempo, un lavoro curato e sentito.

 

 

 

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2021

Tracklist: 01. Massive Drain 02. Fair War 03 Hunt You 04. Aftermath 05. Dance With Shades 06. Drown Me 07. If You Dare 08. Stain The Sea 09. The Bridge 10. Last Drink 11. Real

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