Legg Adrian – Recensione: Inheritance

Dal punto di vista del rocker duro e puro, il primo impatto con un CD come ‘Inheritance’ di Adrian Legg può essere traumatico: acustico senza compromessi (se non con qualche tappeto di synth), per essere apprezzato richiede pazienza e voglia di rilassarsi. Solo in questo modo le (tante) piccole gemme nascoste nel disco possono venire alla luce, figlie di una sensibilità musicale che punta prima di tutto sull’intimismo. Episodi più briosi come l’iniziale ‘Nefertiti – What A Sweetie!’ e ‘More Fun In The Swamp’, speziati di blues, non riescono a spostare il baricentro di un’opera delicata e dai colori pastello, che pesca dalla tradizione irlandese (‘My Blackbird Sings All Night’) e la mischia con la musica sacra (‘Doublejigs’) per abbandonarsi a momenti malinconici e sognanti (‘Emneth’) od omaggiare addirittura la forma-valzer (‘A Waltz For Leah’).

L’ineccepibile tecnica fingerstyle di Legg è totalmente al servizio delle musica, rifiutandosi di alzare i toni solo per attirare l’attenzione.

Un album destinato a chi sa trovare il tempo per ascoltare e respirare con la calma necessaria.

Voto recensore
7
Etichetta: Favored Nations Acoustic / Andromeda

Anno: 2005

Tracklist: 01.Nefertiti - What A Sweetie
02.My Blackbird Sings All Night
03.A Waltz For Leah
04.More Fun In The Swamp
05.Nail Talk
06.Doublejigs
07.English Blue
08.Decree
09.The Good Soldier
10.Psalm With No Words
11.Emneth

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