Endstille – Recensione: Infektion 1813

Enfasi, potenza e perizia tecnica: sono queste le doti principali sulle quali si basa il black metal degli Endstille. Se da un lato la loro intransigenza getta le radici in act nordeuropei quali Marduk, Dark Funeral e gli stessi Darkthrone, ai tedeschi bisogna comunque riconoscere di aver sempre interpretato a dovere le proprie influenze, senza mai risultare prevedibili o derivativi. In questo senso “Infektion 1813” è a nostro giudizio l’album più maturo della band, un platter che, lungi dall’abbandonare l’estrema fisicità che contraddistingue il gruppo, aggiunge elementi, se vogliamo, melodici e di maggiore respiro. Nessuna tastiera né clean vocals (sebbene lo stile del nuovo acquisto Zingultus aggiunga notevole versatilità), piuttosto registriamo il ricorso più sentito a rallentamenti e l’utilizzo di sinistri cori, inseriti alla perfezione in un contesto freddo e marziale. Brani come l’oscura “Bloody H (The Hurt Gene)”, nelle sue melodie sibilanti e rarefatte, la tellurica “Satarnachie” e la misteriosa suite conclusiva (un tocco di autocelebrazione che non fa male) sono gli highlight di un ascolto che non conosce cali di tensione.

Voto recensore
7
Etichetta: Season Of Mist / Audioglobe

Anno: 2011

Tracklist:

01. Anomie
02. Trenchgoat
03. Bloody H (The Hurt-Gene)
04. The Deepest Place in Earth
05. When Kathaaria Falls
06. Satanarchie
07. World Aflame
08. Wrecked
09. Endstille (Völkerschlächter)


Sito Web: www.myspace.com/endstilleband

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