In The Woods… – Recensione: Pure

Dopo la reunion avvenuta nel 2014 è finalmente arrivato il momento per gli In The Woods… di tornare con un nuovo album, a ben 17 anni di distanza da quel “Strange In Stereo” che segnò una nuova opzione espressiva per il metal d’avanguardia nato dal nichilismo del black. Di certo gli In The Woods… non furono l’unico manifesto di quel cambiamento che portò alcune black metal band a trasformarsi in ibridi musicali polimorfi (e ben altre fortune ebbero gli Ulver e gli Arcturus), ma si possono definire come uno dei rappresentanti più “strani”, con la loro necessià da “artista mai contento” di dover, ogni volta, osare.

Dopo un disco come “Strange In Stereo” la fine del progetto era segnata, troppo difficile forse inventarsi ancora, ma diversamente da ogni previsione la band torna insieme. “Pure” contempla una parte della line-up originale, con Christopher e Christian Botteri (rispettivamente basso e chitarra), Anders Kobro alla batteria e alla voce (ma anche chitarra e tastiere), a sostituire il ruolo di Jan Kenneth Transeth troviamo l’eclettico londinese James “Mr. Fog” Fogarty, che ricordiamo tra gli altri nei blacksters Old Forest e in quell’altra belva di avanguardia che sono gli Ewigkeit.

“Pure” è l’album della ripartenza, un disco che coraggiosamente rompe con il passato, per quanto esso sia distante. Se per alcuni aspetti “Strange In Stereo” era il disco “intimo” del gruppo, più abbordabile rispetto a “Omnio” (1997), “Pure” è invece l’album “barocco”, teatrale, dove le sfaccettature e i cambi di intenzione sono innumerevoli. Ma il termine “barocco” non è da intendersi in un senso eccessivo, perchè dietro a questo lavoro di cesello vi è una logica sorprendente, la capacità di tessere le fila del discorso con armonia in modo che non vi sia nulla di troppo o fuori posto. Certo “Pure” non è un platter immediato, ma godrete della soddisfazione di trovare nuove percezioni e chiavi di lettura ad ogni ascolto.

Dalla canzone che dà il titolo all’opera notiamo come l’intreccio tra passato e presente funzioni alla grande. Abbiamo riferimenti al rock psichedelico e progressivo degli anni’70 nelle inversioni di rotta numerose ma non repentine che il pezzo presenta, le sfumature crepuscolari ma non violente del black metal pagano, i ritmi del jazz e, prerogativa che interessa gran parte dei brani, finali che si diluiscono e sfumano del tutto nella lentezza del doom, quasi a voler rappresentare il brodo primordiale di cui si ciba l’anziano uomo in copertina (Dio?). I sentori darkwave di “Blue Oceans Rise (Like A War)” danno risalto all’estro di Fogarty, che interviene con l’organo o con i synth e naturalmente con la voce attoriale, che si muove dal mantrico al lamentoso, dal disperato al farsesco. L’edita “Cult Of Shining Stars” mostra quanto gli In The Woods… sappiano essere credibili anche nei panni di una prog rock band che tenta il pezzo “orecchiabile”. Un brano stranamente solare nelle sue ariose melodie, efficace negli arrangiamenti semplificati, in una parola, bello.

E a proposito di bellezza, varrebbe la pena soffermarsi su ogni singolo episodio, ma ovviamente non ci è possibile. Limitiamoci dunque ad osservare ancora i riferimenti al proprio passato in “The Cave Of Dreams” e “This Dark Dream”, la gentilezza di una “The Recalcitrant Protagonist” e lo spirito dei Pink Floyd che, presente per tutto il tempo, arriva con forza nella lunga suite “Transmission KRS”, dove emergono anche echi del mai troppo compianto David Bowie e degli Hawkwind. Tutto questo è “Pure”, ovvero gli In The Woods… di ieri, di oggi e di domani. Bentornati.

In The Woods... - Pure

 

Voto recensore
8,5
Etichetta: Debemur Morti Productions

Anno: 2016

Tracklist: 01. Pure 02. Blue Oceans Rise (Like A War) 03. Devil’s At The Door 04. The Recalcitrant Protagonist 05. The Cave Of Dreams 06. Cult Of Shining Stars 07. Towards The Black Surreal 08. Transmission KRS 09. This Dark Dream 10. Mystery Of The Constellations
Sito Web: https://www.facebook.com/inthewoodsomnio

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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