Impaled Nazarene – Recensione: Eight Headed Serpent

Al di là delle connessioni con il movimento black metal gli Impaled Nazarene hanno da sempre basato il loro assalto sulla commistione e l’estremizzazione di influenze che vanno dal death, al punk, al grind, al thrash e anche se negli anni qualcosa hanno concesso alla melodia, rimane quella la loro identità più riconoscibile. Proprio da questa solida certezza ripartono dopo sette anni di vuoto dalla pubblicazione di “Vigorous And Liberating Death”, proponendo con “Eight Headed Serpent” il loro lavoro più estremo dai tempi dei classici anni novanta. Se infatti il disco si apre con una improponibile, ma clamorosamente autentica introduzione (cercate oral sex demon su youtube se non ci credete) che sfocia nella violenta e classicamente black/death “Goat Of Mendes”, il resto segue a ruota… con altre 11 tracce in cui si mischiano assalto sonoro, riffing serrato e urla demoniache. Un treno in corsa che rallenta solo poco prima di fine scaletta, con la conclusiva “Focault Pendolum”, che oltre a raggiungere i 5 minuti, mentre tutte le altre canzoni oscillano tra i meno di uno o poco più di tre, cambia proprio il paradigma, essendo basata su di un lento riff semi-doom e una voce sofferta e dall’incedere narrativo.

Ovviamente un album così pensato rischia di polarizzare facilmente il giudizio: per qualcuno sarà un grande ritorno al sound degli anni novanta, per altri un tentativo fuori tempo massimo di ripercorrere a ritroso la strada di una creatività ormai inaridita. Che dire, a me il metodo migliore per approcciare “Eight Headed Serpent” pare quello istintivo e puramente emozionale. In fondo se togliamo un brano fuori contesto come l’ultimo, stiamo parlando di un lavoro brutale e velocissimo che non ha nulla di particolarmente nuovo da dire, ma che in meno di mezz’ora vi permetterà di scaricare una quantità di adrenalina impressionante. E in ogni caso la miscela proposta è un marchio di fabbrica degli Impaled Nazarene stessi, che se anche in carriera hanno sicuramente fatto di meglio, godono di una certa esperienza nel costruire canzoni con queste caratteristiche e ad ogni nuovo ascolto riusciranno a coinvolgervi un poco di più. Non un album geniale, ma una bella mazzata, quello senza dubbio.

 

Etichetta: Osmose Productions

Anno: 2021

Tracklist: 01. Goat Of Mendes 02. Eight Headed Serpent 03. Shock And Awe 04. The Nonconformists 05. Octagon Order 06. Metastasizing And Changing Threat 07. Debauchery And Decay 08. Human Cesspool 09. Apocalypse Pervertor 10. Triumphant Return Of The Antichrist 11. Unholy Necromancy 12. Mutilation Of The Nazarene Whore 13. Foucault Pendulum

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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