Illusory – Recensione: Crimson Wreath

“Crimson Wreath” è il titolo del nuovo album degli Illusory, in uscita il 21 maggio.

Per la formazione di Atene, che si è fatta conoscere aprendo i live di mostri sacri quali Blue Öyster Cult, Warrel Dane, Geoff Tate e Gus G, si tratta della terza pubblicazione in studio, a cinque anni dalla buona prova del precedente “Polysllabic”.

Cosa aspettarsi da questo nuovo lavoro? Partiamo col dire che si tratta di un’esperienza di ascolto molto gradevole, qualunque sia la vostra corrente favorita all’interno del variegato universo del metal. Nello specifico ci troviamo davanti a del buon heavy metal melodico, sapientemente eseguito e con degli ottimi spunti sia a livello musicale che di tematiche trattate, senza incappare nell’ effetto “minestra riscaldata”. La band, capitanata dal cantante Dee Theodorou, appare più compatta che mai: tutti i membri hanno infatti partecipato attivamente alla stesura dei quattordici pezzi di “Crimson Wreath”, con la voglia di suonare insieme a fare da carburante per un motore creativo già potente e rodato. E poi c’è l’elemento wow: quel tocco di ellenicità che compare qua e là (a volte con un intermezzo strumentale orientaleggiante, altre con la lingua greca che fa capolino nei testi), rendendo gli Illusory riconoscibili ed ancora più apprezzabili.

Tutte le caratteristiche descritte finora si possono riscontrare già nel primo brano dell’album nonché singolo di lancio, “Besetting Sins”: tanto veloce quanto prorompente, la traccia combina l’elemento heavy a quello melodico con raffinata maestria, regalando un ritornello epico e allo stesso tempo accattivante ed orecchiabile. Stupisce in positivo anche il range vocale di Theodorou, a proprio agio nel raggiungere le note più alte quanto nel growl. Come suggerito dal titolo, il brano ruota anzitutto attorno alla tematica religiosa dei peccati capitali, ma c’è di più: si accenna anche all’acedia, un sentimento descritto dagli antichi greci cui oggi ci si potrebbe riferire come sofferenza inerte, depressione malinconica. Si chiama proprio “Acedia” l’intermezzo seguente, accompagnato da chitarra classica e voce narrante, che ci anticipa come il mood dell’intero album sia multiforme e sfaccettato: non solo riff galoppanti e potenza a profusione, ma anche momenti di profonda introspezione.

La title track “Crimson Wreath” parte soft e ricca di pathos (del resto è una canzone dichiaramente contro antibellica), ma dopo qualche minuto l’atmosfera si fa più frenetica e i chitarristi George Papantonis e Greg Bakos hanno modo di dar sfoggio delle proprie abilità a colpi di assoli. Cattiva al punto giusto “Immortal No”, perfetto pezzo da head banging che avrà un’ottima resa dal vivo, mentre “All Blood Red” non è solo heavy al punto giusto, ma porta con sé un messaggio forte e chiaro contro ogni forma di razzismo.

 “S.T. Forsaken” parte lenta, introdotta per altro dall’intermezzo narrativo di “The Voice Inside Me”, ma dopo il primo minuto si trasforma radicalmente in un godibilissimo pezzo di heavy metal, che sembra quasi uscito dalla discografia degli Iron Maiden degli anni buoni. La canzone cresce di intensità soprattutto grazie a uno straordinario lavoro delle chitarre, che ritroviamo protagoniste in “Ashes To Dust”, in cui si narrano le gesta del leggendario eroe Achille.

“A Poem I Couldn’t Rhyme” è il prodotto di un sapiente dosaggio di potenza e voglia di guardarsi dentro, mentre “Pedestal II: The Isle Of Shadow” si apre con un dolce sciabordio di onde e si trasforma presto in un pezzo epico e grandioso, grazie al supporto del coro e di un testo che indaga i confini del mistico e del soprannaturale.

Gli Illusory piazzano in chiusura “Fortress Of Sadness”, dieci minuti dal gusto scenografico, quasi teatrale, in cui raccontano la storia di una giovane vittima e del suo carnefice (lasciando presagire che il tema di fondo sia proprio la pedofilia). La canzone trasuda sofferenza e terrore, sentimenti sottolineati anche dall’emozionante contributo vocale del soprano Nancy Moschopoulou. Dal punto di vista musicale la lunga durata non influisce sulla fruibilità del pezzo; l’appassionata performance di tutta la band ci conduce vero lo strepitoso crescendo del finale.

Come affermato in precedenza, “Crimson Wreath” è un album che si ascolta volentieri e di cui non si possono non apprezzare qualità di scrittura ed attenzione per i dettagli; se poi siete cresciuti a pane ed heavy metal, questo disco vi regalerà sicuramente una gioia. Nella speranza di vederli presto in qualche live club, lunga vita agli Illusory!

Etichetta: Rockshots Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. Besetting Sins 02. Acedia 03. Crimson Wreath 04. Immortal No 05. All Shall Fade 06. All Blood Red 07. The Voice Inside Me 08. S.T. Forsaken 09. Ashes To Dust 10. A Poem I Couldn’t Rhyme 11. Pedestal I: Past Forever Last 12. Pedestal II: The Isle Of Shadows 13. Pedestal III: Agony’s Last 14. Fortress Of Sadnes
Sito Web: https://www.illusoryband.com

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