Iggy Pop – Recensione: Every Loser

Qualche giorno fa, durante una conversazione fra amici, ci si domandava chi siano i veri ribelli nella musica. Sono stati fatti diversi nomi, fra cui quello di Iggy Pop. Ora, a parte che ci si deve intendere sulla semantica del termine ribelle, questo nuovo album conferma come Iggy Pop abbia numerose marce in più di altri suoi coetanei. Un nome così altisonante si potrebbe permettere qualsiasi cosa; invece, “Every Loser” è un disco che, per molti aspetti, va a pescare nelle radici del rock, preferisce andare alle origini piuttosto che sperimentare. Il risultato è un lavoro omogeneo per quanto riguarda la riuscita dei brani, mediamente buona, e comunque denso di sfumature. C’è una buona razione di punk primordiale con un brano che, pensa un po’, si intitola “Neo Punk” e termina con Iggy Pop che ride a crepapelle come per dirci: “Ecco, vedete? Ce la faccio ancora a fare il matto”, passando per tracce di rock melodico come “Morning Show” e “Comments“, quest’ultimo un brano su cui si riflette sul tema dei social media. L’album inizia invece con “Frenzy” e il suo riff iniziale, duro e graffiante, ottimo per introdurci in questa antologia del rock più diretto, davvero un incipit efficace per introdurci nel mood dell’album.

A questo punto, si potrebbe pensare che “Every Loser” sia tutto una parata di ritmi veloci e di ritornelli urlati con la voce inconfondibile di Iggy Pop. Invece, arrivano le sorprese, per esempio con “New Atlantis“, ode alla città di Miami, in cui prevale la melodia, le chitarre sono appena accennate e la voce solista passa nel registro più basso, dando un tono intimo e riflessivo alla traccia. In questa serie di contrasti si inserisce bene anche il breve recitato di “My Animus Interlude“, intermezzo per voce e chitarra acustica, che serve a introdurre “The Regency“, dalla struttura più complessa e conclusione degna di nota di tutto l’album.

Le idee ci sono, il fatto di prendere spunto dal rock più istintivo rimanda a un Iggy Pop che non sentivamo da un po’ di anni (si potrebbe pensare a lavori come “Naughty Little Doggie” e “Beat Em Up”, per esempio) e che torna prepotente e arrogante come non mai a ringhiare in faccia le sue idee. Per completare il quadro, bisogna ricordare anche che l’album è prodotto da un personaggio come Andrew Watt, che ha lavorato di recente con Ozzy Osbourne ma anche artisti ben differenti, come Justin Bieber o Ed Sheeran. A fare da supporto materiale a Iggy Pop troviamo invece musicisti come Duff McKagan, Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers (e qui viene spontaneo citare il testo di “Coffee Shop” dei Red Hot Chili Peppers: “Meet me at the coffee shop / We can dance like Iggy Pop“) e il povero Taylor Hawkins, giusto per citarne alcuni. Un lavoro piacevole e vario, che farà passare il tempo in modo piacevole, pur senza gridare al miracolo, per un artista a tutto tondo, ribelle o no, che mostra di avere ancora qualcosa da dire.

Etichetta: Warner Music

Anno: 2023

Tracklist: 01. Frenzy 02. Strung Out Johnny 03. New Atlantis 04. Modern Day Rip Off 05. Morning Show 06. The News For Andy 07. Neo Punk 08. All The Way Down 09. Comments 10. My Animus Interlude 11. The Regency

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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