Iggy Pop & Joshua Homme – Recensione: Post Pop Depression

Dobbiamo ammettere e ci sentiamo un po’ colpevoli, che le aspettattive attorno al nuovo album di Iggy Pop non erano poi così elevate. L’Iguana non si dedicava alla sua carriera solista dal 2009 con il discreto “Preliminaires” (escludiamo “Après” del 2012 perchè si trattava di un disco di cover) mentre la reunion degli Stooges, pur grandiosa, arrivava con l’intento nemmeno troppo nascosto di “lucidare” un personaggio che viveva di rendita da troppo tempo, per quanto meriti tutto il rispetto possibile da parte di quel mondo del rock di cui rappresenta una delle ultime icone più sincere.

C’era bisogno di qualcosa di particolare in occasione del diciassettesimo studio album (che già il Signor Osterberg dichiara essere l’ultimo) e come un fulmine a ciel sereno arriva la collaborazione con Josh Homme (Queens Of The Stone Age, Eagles Of Death Metal)  tenuta inizialmente segreta da entrambi e, vuole già una nuova leggenda del rock’n’roll, iniziata con un SMS di Iggy che chiede a Josh di lavorare con lui su dei vecchi appunti (alcuni dei quali, parrebbe, risalenti addirittura al periodo trascorso con David Bowie) perchè “sarebbe stato un peccato buttarli”.

Ecco allora che Josh Homme porta Iggy Pop nel suo studio di registrazione in California, nei pressi del deserto del Mojave e i due danno vita a “Post Pop Depression”, un album dal titolo già di per sè significativo, che nel suo volersi presentare come un “dopo” in realtà prende molti spunti dal “vecchio” Iggy e del periodo berlinese, da Bowie e dal proto-punk, il tutto inserito in un contesto contemporaneo e deliziosamente “desertificato” dalla mano di Josh Homme. Conta anche la presenza della chitarra minimal di Daniel Fertita (Queens Of The Stone Age) e della batteria secca di Matt Helders degli Arctic Monkeys, che contribuiscono alle sensazioni lo-fi di questo disco sporco, pieno di riverberi e accidenti, parecchio bello.

Ok, non siamo di fronte al seguito di “The Idiot” come vorrebbe l’enfatico battage pubblicitario di accompagnamento, ma di sicuro c’è tanto di buono. L’ottica vintage di “Break Into Your Heart” parla subito chiaro con il suo incedere malinconico, la struttura minimale ma orecchiabile che chiama in causa tentazioni new wave distorte dallo stoner rock d’antan. Quelle stesse tentazioni che nella successiva “Gardenia” (ma anche e non a caso “German Days”), vanno a pescare dalle memorie berlinesi e dalla collaborazione con David Bowie. Si toccano anche lidi radiofonici senza banalità in “Sunday”, ariosa quanto basta e accompagnata dai cori e si spinge un po’ di più nella bella “Chocolate Drops”.

La conclusiva “Paraguay” è un’ottima modernizzazione del rock più selvatico di Iggy con un refrain godibilissimo e un finale elettrico e nervoso che pare la perfetta fusione di questo marchio di fabbrica Pop/Homme. Un abile compromesso tra ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà. Perchè noi vogliamo sperare che il nostro Iggy in pensione non ci vada affatto.

Iggy Pop & Joshua Homme - Post Pop Depression

Voto recensore
7,5
Etichetta: Loma Vista Recordings

Anno: 2016

Tracklist: 01. Break Into Your Heart 02. Gardenia 03. American Valhalla 04. In The Lobby 05. Sunday 06. Vulture 07. German Days 08. Chocolate Drops 09. Paraguay
Sito Web: http://iggypop.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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