Icon Of Sin – Recensione: Icon Of Sin

Il 16 aprile 2021 uscirà “Icon Of Sin”, album di debutto dell’omonima band di origini brasiliane (frutto di un progetto creato e diretto da Serafino Perugino, presidente e  direttore A&R  della Frontiers Records) nato dopo che il cantante Raphael Mendes ha acquisito una grande popolarità su youtube grazie alle sue cover ispirate allo stile vocale di Bruce Dickinson ed è stato notato proprio dall’etichetta discografica Frontiers Music che gli ha affiancato i due musicisti già popolari nello scenario metal di Curitiba Sergio Mazul (Semblant) e Marcelo Gelbcke (Landfall). I chitarristi Sol Perez e Mateus Cantaleãno, il bassista Caio Vidal e il batterista CJ Dubiella completano la line up.

Dopo il primo accordo della title track il mio cervello ha avuto un rimando immediato a “Still Of The Night” dei Whitesnake, gran pezzo del 1987 la cui intro è davvero somigliante.

Andando avanti con l’esplosiva “Road Rage” possiamo da subito cogliere la grande ispirazione che la band ha tratto dal metal degli intramontabili anni 80, sia per quanto riguarda il sound del pezzo, sia nei riff di chitarra e nell’interpretazione vocale.

L’atmosfera e l’energia sono proprio quelle degli Iron Maiden. Sembra quasi di ascoltare delle cover fatte dagli Iron, ma che in realtà non sono cover. Lo sò è una frase piuttosto contraddittoria ma credo che esprima al meglio ciò che ho provato dopo un primo ascolto dei primi brani presenti.

“Shadow Dancer” inizia con le due chitarre che creano una sorta di challenge, idea indubbiamente ispirata alle battaglie del passato in oriente. Il testo parla appunto di una storia legata ai ninja.

“Flames of revenge; shadow’s sentence; dance with swords and face the battleground”

Questa continua tensione all’interno del brano persiste dall’inizio alla fine. Il riff portante è incisivo e azzeccato, mentre l’assolo è davvero esplosivo e tecnicamente di grande impatto.

Ma anche questo sembra un pezzo scritto dagli Iron Maiden.

In “Unholy Battleground” e a seguire “Night Breed” ho trovato un sound un po’ più “rimodernizzato” rispetto ai pezzi precedenti con un pizzico di personalità in più e una grande potenza sonora. Immancabili gli assoli costellati di note per gli amanti dello shredding.

Passando per “Virtual Empire”, che inizia in modo irruento e “ansioso” ma non si fa nemmeno mancare i break strumentali, che spaziano dai toni più delicati per smorzare la tensione al power metal, ci ritroviamo ad ascoltare “Pandemic Euphoria”, probabile riferimento al particolare periodo storico che stiamo vivendo a causa del covid.

Un’atmosfera decisamente più sognante per l’inizio di “Clouds Over Gotham”, nella quale l’arpeggio di chitarra segue passo dopo passo le parole del cantante. Un brano che con i suoi otto minuti di durata ci trasporta in un saliscendi dinamico continuo arrivando addirittura ad essere acustico ad un certo punto. Il mio preferito assieme a “Shadow Dancer”.

Il tema dei videogiochi viene affrontato in “Arcade Generation”, uno dei pezzi più orecchiabili dell’intero album, mentre “Hagakure” è un intermezzo di appena 25 secondi che ci conduce a “The Last Samurai” dove il tema dell’oriente ritorna ad essere al centro dell’attenzione.

Passando per l’irrefrenabile “The Howling” troviamo “Survival Instinct” che chiude l’album portando avanti lo stile late 80’s che ha contraddistinto tutti i brani presenti, dal primo all’ultimo.

Musicisti tecnicamente impeccabili e di straordinaria bravura, ma che forse hanno preso davvero troppa ispirazione dagli Iron Maiden sia per quanto riguarda le sonorità utilizzate, sia soprattutto nel modo di cantare di Raphael Mendes, che oltre ad avere un timbro vocale naturalmente molto simile a quello di Dickinson, utilizza il suo stesso approccio tecnico al canto risultando quasi un imitatore del suo idolo degno di una coverband ufficiale.

Mi viene spontaneo citare altri due esempi di band che in passato hanno assimilato moltissimo dello stile di altre pietre miliari della storia della musica rock, come gli Airbourne con gli AC DC e i Greta Van Fleet con i Led Zeppelin.

Mi sono piaciuti di conseguenza perché sono una fan della musica degli Iron, ma non ho trovato nulla di particolarmente innovativo.

Etichetta: Frontiers Music SRL

Anno: 2021

Tracklist: 01.Icon Of Sin 02.Road Rage 03.Shadow Dancer 04.Unholy Battleground 05.Nightbreed 06.Virtual Empire 07.Pandemic Euphoria 08.Clouds Over Gotham 09.Arcade Generation 10.Hagakure (Intro) 11.The Last Samurai 12.The Howling 13.Survival Instinct
Sito Web: https://www.facebook.com/IconOfSinMusic

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