Ian Parry’s Rock Emporium – Recensione: Brute Force

Con “Brute Force” il cantante e compositore britannico Ian Parry (Elegy, Consortium Project, Vengeance, Visions ed una lista infinita di collaborazioni ed ospitate) celebra quarant’anni di onorata carriera, circondandosi di musicisti straordinari ed affidando il missaggio del secondo disco dei suoi Rock Emporium alle sapienti ed italiche mani di Fabio Calluori. Per leggere tutta d’un fiato la lista degli invitati alla festa ci vorrebbe un’apnea da fare invidia ad Umberto Pellizzari: Beth-Ami Heavenstone (Graham Bonnet Band), Timo Somers (Delain), Martin Helmantel (Elegy), Barend Courbois (Blind Guardian), Patrick Rondat (Jean-Michel Jarre/Consortium Project), Patrick Johansson & Svante Henryson (Malmsteen), Kris Gildenlöw (Pain of Salvation/Dial), Luca Sellitto (Stamina), Walter Cianciusi, Enrico Cianciusi & Dario Parente (Jeff Tate Band/Headless), Ivar De Graaf (Within Temptation/Kingfisher Sky), Bob Wijtsma (Ayreon), Jeroen van der Wiel (Odyssice/Rock Emporium) e Sander Zoer (Leah/Delain) non esauriscono nemmeno la lista dei professionisti coinvolti… eppure siamo al cospetto di un disco stilisticamente omogeneo, nel quale ognuno si è fatto umile servitore della causa aggiungendo un piccolo tocco di classe, ma lasciando al cantante di Liverpool il compito di fare al tempo stesso da faro e segno distintivo.

Autore magistrale di quel metal interpretato con piglio quasi autoriale, Parry propone con “Brute Force” quarantacinque minuti di power orchestrale ed al tempo stesso diretto. Nonostante la pomposità che circonda il progetto, questo metal è sorprendentemente efficace e preciso: assoli come fuochi d’artificio nella notte di San Lorenzo (“Fairytale” è un piccolo compendio di chitarra, classica ed elettrica) e fini arrangiamenti la fanno da padrone, altrimenti si perderebbe l’idea stessa ed un po’ kitsch di emporio, ma il disco rimane comunque godibile e permeabile fin dai primi ascolti. Coniugando con mano esperta eleganza e sudore, la band multiforme assemblata dal cantante inglese riesce a trovare una quadra solida ed ammiccante (“Darkest Secrets”), capace di fondere senza forzature il power alla tedesca con un’evoluzione più potente del rock/prog inglese (“My Confession”). In questo mix ci sono influenze che spaziano da Blind Guardian a Helloween, da Iron Maiden a Meat Loaf, tutti ugualmente rappresentati ma democraticamente relegati – appunto – al ruolo di semplici ispiratori: “Brute Force” si dimostra infatti perfettamente in grado di camminare sulle proprie gambe grazie ad una produzione impeccabile, ad una capacità di sintesi che raramente riscontriamo in ambizioni così eleganti, ad una qualità compositiva/esecutiva che si avverte chiaramente in ognuno degli undici episodi.

Sebbene tutto il disco si mantenga su livelli ottimi, le tracce più cadenzate sembrano quelle nelle quali il talento di Parry trova le possibilità espressive più capienti: “’Til The Day I Die” è un mid-tempo dalla ritmica incalzante e dai cori dolci, la title-track è cantabile e groovy, e la conclusiva “One Vision” – cover dei Queen – è un tributo che possiede gran parte del fascino dell’originale, solo attualizzato con un misto sensato di rigore e gusto. Una nota speciale la merita il drumming opera per la maggior parte di Allan Sorensen (Pretty Maids), mattatore prodigo di soluzioni creative e capace di riempire ogni spazio con uno stile sempre vivace, puntuale e presente: se “Brute Force” suona così fresco e dinamico lo si deve in gran parte anche all’instancabile, svecchiante contributo dell’artista danese. Lontano da qualsiasi forma di hype ed autoreferenzialità, “Ian Parry’s Rock Emporium” si conferma un progetto di grande sostanza, in grado di appagare soprattutto chi ascolta con le orecchie, con la testa e con gli anni, non curandosi delle copertine sgargianti, degli abiti alla moda o delle pettinature scolpite. Su dischi come questo sono davvero le canzoni e la chimica tra gli artisti a parlare, una nota orgogliosa che nell’epoca piatta dell’immagine può rappresentare anche un onorevole limite. Ma per fortuna ci sono i solerti recensori, pronti a sollecitare quello sforzo in più per spingere gli ascolti in territori inesplorati o – almeno all’apparenza – meno modaioli ed intriganti. Questa proporzionalità inversa tra desiderio di apparire e qualità intrinseca fa di questo disco un frutto prelibato del sottobosco, privo di un appeal rumoroso ma generoso e dirompente, se al cospetto di un ascoltatore sulla sua stessa lunghezza d’onda.

Etichetta: Metal Mind Productions

Anno: 2021

Tracklist: 01. In Isolation 02. Darkest Secrets 03. ‘Til The Day I Die 04. My Confession 05. Brute Force 06. Fairytale 07. Lethal Injection 08. Rings Of Fire 09. Dreamworld 10. Where Do We Go From Here 11. One Vision (Tribute to Queen & Freddie Mercury)
Sito Web: ianparry.com

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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