Helloween – Recensione: Helloween

Trepidante ed euforica curiosità e timore di imbattersi in un’operazione nostalgica sono i sentimenti che anticipano, inevitabilmente, il momento di premere sul tasto play per ascoltare il nuovo, attesissimo platter omonimo degli Helloween.

Non era scontato rivedere Kai Hansen e Michael Kiske (che per anni ha covato astio e risentimento nei confronti di Weikath) ritornare insieme all’ovile; nessuno ci avrebbe scommesso. Appianate le divergenze, gli Helloween mandano in visibilio i fan di mezzo mondo con la serie di date del Pumpkins United World Tour tra 2017-2018 e annunciano sia l’uscita di un DVD celebrativo nel 2019 sia un nuovo album nel 2020, generando tra i fan della band un grande entusiasmo e grandi aspettative.

L’omonimo full length in uscita a breve per Nuclear Blast rappresenta un nuovo inizio e al tempo stesso un trait d’union con tutta la storia musicale delle zucche: una sintesi che lega il passato all’oggi, senza indulgere in autoscopiazzamenti per mancanza di idee, o, peggio, per la pressione di dover creare qualcosa all’altezza degli iconici “Keeper”.

La scelta di utilizzare lo stesso drumkit dello sfortunato Ingo Schwichtenberg per le parti di batteria e di registrare nello stesso studio in cui sono stati realizzati “Master Of The Rings”, “The Time Of The Oath” e “Better Than Raw” sono un omaggio a un passato verso il quale ricongiungersi e dal quale prendere spunto per ripartire verso una nuova ed esaltante avventura. La dichiarazione d’intenti della band è evidente sia nel titolo del platter, ovviamente, sia nella scelta di utilizzare strumentazioni analogiche, con l’obiettivo di ottenere, grazie al sapiente lavoro del produttore Charlie Bauerfeind, un sound potente, cristallino, moderno e ottantiano al tempo stesso. Una menzione speciale va anche alla splendida copertina di Eliran Kantor.
Come si traduce, dal punto di vista strettamente musicale, questa volontà di plasmare in maniera matura tutte le sfaccettature dell’Helloween sound? Anche se il songwriting è, come sempre, quasi interamente in mano della coppia Weikath/Deris (con qualche intervento di Sascha Gerstner), si percepisce fin da subito un quid in più rispetto alle ultime pubblicazioni. La presenza di Hansen e l’affiatamento maturato in questi anni con le esibizioni dal vivo sta portando i suoi frutti anche in fase di scrittura. La band si esprime ad alti livelli ed emerge una grande sintonia tra tutti e sette i membri del gruppo, nonostante la presenza di caratteri forti e personalità differenti.

Tra i brani più significativi ed esemplificativi del platter annoveriamo l’opener “Out For The Glory”, brano ben strutturato e con qualche breve variazione che sa tanto di “Keeper Of The Seven Keys Part 2”; “Down In The Dumps”, altra traccia di gran classe dove potenza, catchiness, variazioni ritmiche, melodie trascinanti, riffoni di impatto si mescolano in perfetto equilibrio tra loro. “Fear Of The Fallen”, secondo singolo rilasciato dalle zucche, è un ottimo mix tra il power/speed e l’anima più rock oriented della band, fra rapidi break dal carattere rock melodico e ripartenze in chiave power, prima di sfociare in una serie di assoli dallo stampo neoclassico, la catchy heavy/rock “Best Time” e “Mass Pollution”, perfetta per i live.
Gli ultimi due brani sono ad opera di Mr. Kai Hansen; il primo, “Orbit” è uno strumentale chitarristico epico, dai toni dark/fantascientifici e magniloquenti, che ben funge da viatico per entrare con il mood giusto nelle atmosfere di “Skyfall”, una lunga suite di 12 minuti, strutturata come un mini-concept che narra l’atterraggio di un alieno sulla terra. Il brano era stato presentato come primo singolo del nuovo album in versione edit di 7 minuti, accompagnato da un video in 3-D in stile cinematografico. “Skyfall” rappresenta la quintessenza del nuovo platter. Kai Hansen dimostra, con un solo brano, di avere ancora un’ispirazione di prim’ordine. Un brano grandioso, a tratti solenne, dal sapore prog, pervaso da un vibe “alieno” e fantascientifico, tematiche da sempre molto care al buon Hansen. Da notare la chicca finale nel testo, quel “Somewhere Out In Space” ripetuto per due volte. Geniale.

L’esperimento dei 7 Helloween risulta riuscito. La presenza dei due storici membri delle zucche ha sicuramente giovato in termini di songwriting, donando maggiore freschezza al platter, che si rivela un lavoro ottimamente bilanciato tra passato e presente, tra brani più diretti e catchy e altri più strutturati e curati. Helloween non tarderà a diventare presto un nuovo classico della discografia del metal.

Gli Helloween sono come la fidanzata del liceo, per cui i ricordi spesso sono di gran lunga migliori della realtà e che rivista oggi i bei momenti vissuti insieme vanno a coprire i difetti del tempo.

Carmelo Sturniolo

Il gruppo si presenta con la stessa formazione che ha portato in giro il tour per i 35 anni della band, Pumpkins United, quindi Kiske, Deris e Hansen alla voce, quest’ ultimo anche chitarra con Weikath e Gerstner , infine Grosskopf al basso e Loeble alla batteria.

Evitando i proclami entusiastici degli autori che decantano la bellezza dell’opera e l’unione fraterna di intenti dei membri, quello che abbiamo in mano è un sunto della più che trentennale carriera dei nostri, che va a coprire tutte le fasi del viaggio di questa mitica band.

Veniamo introdotti all’album da “Out For The Glory”, brano che ci riporta al periodo dei due “Keepers”, con Kiske protagonista. Manca un po’ la verve dei tempi d’oro ma la partenza è la giusta via di mezzo tra un tuffo nel passato e un canzone con la sua personalità. 

In “Fear Of The Fallen” il testimone passa a Deris, sia dal punto di vista dell’interpretazione sia dal periodo di riferimento, che parte da una classica ballad del periodo post “Master Of The Rings” per andare a citare pezzi più tirati come “Steel Tormentor”, in cui si riesce a inserire benissimo la voce e le caratteristiche di  Kiske.

“Best Time” è un brano che si potrebbe collocare tra gli episodi più recenti delle nostre amate zucche, con un mood più moderno e rilassato. Il risultato è sicuramente divertente ma non ugualmente memorabile, malgrado l’ottimo lavoro alle chitarre.

In “Mass Pollution” Deris torna protagonista alla voce e le coordinate di spostano dal power pulito e allegro a una versione più ruvida e oscura, che fa tornare alla mente l’album “The Dark Ride”, disco da molti considerato troppo cupo ma che reputo tra i migliori dell’intera produzione del gruppo.

Segue “Angels” in cui, di nuovo, il taglio moderno dato non riesce a tenere il confronto con le canzoni invece più “datate”. La seguente  “Rise Without Chains”, invece, è uno dei brani più interessanti dell’album, in cui le voci così diverse dei due cantanti (Kai non pervenuto) si alternano come si alternano reminiscenze di “Keeper” con album più recenti. Il risultato è un’amalgama perfetta del meglio degli Helloween.

“Indestructible” sembra a un primo ascolto una canzone riempitiva se non che vi si stamperà in testa solo come una canzone dei nostri può fare, mentre con “Robot King” torniamo al classico sound. Vi sfido a prendere anche un secondo di questa canzone e non riconoscerla come 100% Helloween.

Dirigendoci verso la fine dell’album troviamo “Cyanide”, che ci mostra di nuovo una versione più aggressiva del gruppo senza perdere la direzione dello stesso. Ritroviamo la stessa aggressività in “Down In The Dump”, anche se in versione più solare e più vicina al periodo “Better Than Raw”.

Prima del singolo che va a concludere l’album abbiamo il breve intro “Orbit”, che ci accompagna alla epicissima e un po’ malinconica “Skyfall”. Sul brano si è già discusso e ci si è divisi tra detrattori totali e appassionati fedeli. Dal punto di vista meramente stilistico abbiamo un Hansen che torna in stato di grazia dopo essere scomparso per la maggior parte dell’album, inoltre è indiscutibile il forte influsso dei Gamma Ray per questo brano che in dodici minuti cambia pelle numerose volte, riuscendo a rimanere interessate.

Siamo arrivati alla fine dei questo album, che non è sicuramente il migliore della carriera delle zucche, ma ci mostra una band comunque in forma, che gioca con il suo passato facendoci divertire come solo loro sanno fare.

Valerio Murolo

Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2021

Tracklist: 01 Out For The Glory 02 Fear Of The Fallen 03 Best Time 04 Mass Pollution 05 Angels 06 Rise Without Chains 07 Indestructible 08 Robot King 09 Cyanide 10 Down In The Dump 11 Orbit 12 Skyfall
Sito Web: https://www.helloween.org/

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