Metallus.it

Rome – Recensione: Hell Money

Dopo un’opera della portata di “Die Æsthetik Der Herrschaftsfreiheit” uscita poco meno di un anno fa, era ovvio che per Jerome Reuter, le cose sarebbero cambiate. Quel mastodontico progetto diviso in ben tre cd, è diventato nel bene e nel male una sorta di spartiacque per il maestro lussemburghese del neofolk, creando un bignami che nella scena contemporanea non trova grossi rivali; né da un punto di vista lirico, con il tema politico, economico e sociale che trascina dietro, né musicalmente. Ecco dunque che “Hell Money” si rivela un ascolto nettamente più delicato e introspettivo, rapportandolo al genere di riferimento potremmo definirlo addirittura “orecchiabile”, sebbene la voce severa di Jerome interpreti i brani con il consueto rigore e una vena di malinconia. Gli esiti migliori sono da vedersi nella quadrata marcia di “Fester”, nel folclore di “Amsterdam The Clearing” e ancora nella sensuale e carezzevole melodia acustica di “Red-Bait”. Una volta di più i Rome si distinguono per lo spessore dei testi, nuove visioni delle contraddizioni del capitalismo e dei suoi effetti sulla società, frutto di una costante ricerca letteraria e filologica. Non siamo ai livelli di “Flowers From Exile”, “Nos Chants Perdus” e della stessa “Die Æsthetik Der Herrschaftsfreiheit”, ma l’album si assesta su dei livelli ottimi ed è comunque uno degli ascolti più appaganti dell’anno in corso.

Exit mobile version