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Heart Of A Coward – Recensione: Deliverance

Gli inglesi Heart Of A Coward sono una tipologia di band in continuo “affinamento” album dopo album. Il loro debutto “Hope and Hindrance” e il seguente “Severance” ricevettero un discreto successo pur non dimostrando un’inequivocabile personalità che faceva confondere la band, con il suo assalto frontale sonoro, nelle miriadi di proposte metalcore.

Questo terzo “Deliverance” è un ulteriore passo avanti, un album che sembra composto con una maggiore attitudine per la proposta live. Brani come “Turmoil II – The Weak Inherit The Earth” o “Anti-life” paiono costruiti per scatenare, oltre il circle pit, anche i cori dei fans. Proprio queste aperture condotte dal vocalist Jamie Graham e dai chitarristi Carl Ayers e Steve Haycock mantengono la dinamicità necessaria che invece manca quando il riffing ricalca i dettami del genere risultando decisamente stereotipato.

La cinematografica “Mouth Of Madness”, tra i brani più vincenti del lotto, racchiude al meglio tutte le componenti dell’album, nel complesso tecnicamente ineccepibile con i suoi richiami Djent/Progressive e i continui “stop & go” della sezione ritmica. Inaspettata la chiusura con “Skeletal II – Arise” dove dove le note iniziali di pianoforte ci conducono in un brano che, senza cadere nella ballad antitetica al resto del lavoro, conduce l’ascoltatore per mano fuori dalla rabbia che contraddistingueva i 40 minuti precedenti.

“Deliverance” è un nuovo progresso nella carriera degli Heart Of A Coward da cui prendere il meglio per le successive release.

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