Greenhouze – Recensione: Greenhouze

‘Greenhouze’ è il classico esempio di ciambella riuscita senza buco.

Gli ingredienti strettamente tecnici sono presenti (professionalità del team che lo ha realizzato, idee chiare sull’obbiettivo, produzione pulita), però manca l’ispirazione, il guizzo che faccia la differenza con il ‘prodotto industriale di serie’.

Il modello ideale a cui si sono ispirati il chitarrista Lars Levin ed il cantante Solli (dai trascorsi, fra gli altri, negli Pyscho Motel di Adrian Smith) è il pop-rock/a.o.r. dal piglio vagamente enfatico di artisti come i Mr.Mister o Cliff Magness, quindi connotato da voce pulita e sottile, tastiere suadenti e chitarre distorte quanto ‘disciplinate’, suonate in punta di plettro.

Il fatto è che, venendo a mancare la minima spinta drammatica ed emotiva, il disco diventa un insieme di pezzi che non lasciano il segno affidandosi all’esecuzione impeccabile di idee poco distinguibili e personali.

Voto recensore
5
Etichetta: MTM / Frontiers

Anno: 2005

Tracklist: 01.The Point
02.Waterline
03.Here In The Air
04.Remember
05.Train Song
06.Insanity
07.Tall Grasses
08.Clouds (instrumental)
09.Rain
10.Snow On The Roof (instrumental)
11.Everything
12.Highway In The Sun

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