Graveyard – Recensione: Innocence & Decadence

Rock, blues, psichedelia. La formula è sempre quella e anche i Graveyard, giunti con “Innocence & Decadence” alla quarta prova sulla lunga distanza, sono annoverabili in quell’insieme di band dedite a un “vintage rock” che rispolvera le sonorità degli anni’70.

Se il precedente “Lights Out”, pur buono, dipingeva una band forse ancora troppo concentrata sul momento canterino, la nuova fatica evidenzia una maturazione non indifferente e una migliore combinazione delle influenze che hanno interessato il percorso dei nordeuropei. La ficcante opener “Magnetic Shunk” risveglia il fantasma dei Led Zeppelin più groovy e sanguigni e già notiamo come il vocalist/chitarrista Joakim Nilsson sia assolutamente a proprio agio con quella voce potente e catarrosa che ti aspetteresti da un bluesman.

Tutta la band da l’impressione di divertirsi e suona con grande convinzione, infilando tracce semplicemente belle e scorrevoli, capaci di rimanere impresse senza difficoltà, tanto che un signolo ficcante e vagamente folk rock come “The Apple And The Tree”, ma anche una “From A Hole In The Wall”, potrebbero guadagnarsi dei passaggi radiofonici tanto sono semplici, sporche e coinvolgenti. Chitarre pizzicate e passaggi più diluiti per “Exit 97”, brano che porta in mente i Dire Straits (che qualcosina ai ragazzi di Göteborg lo hanno lasciato eccome) insieme ad ariosi passaggi psichedelici à la Blue Oyster Cult.

I brani restano saldamente ancorati a uno spirito rock sincero espresso dall’asse voce/chitarra, ma i Graveyard non dimenticano di offrire dei momenti ragionati e di inaspettata dolcezza. Il rischio della ruffianeria è dietro l’angolo, ma furbescamente evitato. “Too Much Is Not Enough” è un bel bluesaccio arricchito dai cori di sottofondo, mentre la conclusiva “Stay For A Song” è un piacevole congedo acustico che mostra la validità della voce di Joakim anche in un contesto più rilassato.

Semplicemente bello e ottima somma delle influenze musicali del gruppo, “Innocence & Decadence” è un nuovo, valido tassello di questo sempre più coinvolgente revival delle sonorità seventies.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2015

Tracklist:

01. Magnetic Shunk
02. The Apple And The Tree
03. Exit 97
04. Never Theirs To Sell
05. Can’t Walk Out
06. Too Much Is Not Enough
07. From A Hole In The Wall
08. Cause & Defect
09. Hard-Headed
10. Far Too Close
11. Stay For A Song


Sito Web: https://www.facebook.com/graveyardofficial

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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