Grave Miasma – Recensione: Abyss Of Wrathful Deities

Secondo capitolo discografico sulla lunga distanza per i tre blasfemi sacerdoti britannici meglio noti come Grave Miasma e il loro melmoso, solenne death metal. Sono trascorsi ormai dodici anni da quando hanno iniziato a divulgare le loro oscure litanie, spesso con (ottimi) extended play più che con full lenght, ma noi discepoli del monicker sentivamo proprio il bisogno di una nuova dose massiccia delle sue nere preghiere decantate nel suo caratteristico sound.

Un sound che si è plasmato, tassello dopo tassello, uscita dopo uscita, sino a diventare quello di questo nuovo “Abyss Of Wrathful Deities”, che ne sancisce la definitiva consacrazione fra i nuovi alfieri del nostro caro vecchio death metal. Com’era successo anche nella precedente combo “Realms Of Evoked Doom”/”Odori Sepulcrorum”, l’EP “Endless Pilgrimage” non è stato altro che un piccolo assaggio di ciò che verrà proposto nel full lenght, che ne è la più naturale conseguenza stilistica.

Abbiamo quindi il loro bel mare di fango nel quale si fanno largo rivoli di musica etnica grazie all’uso di strumenti a corda peculiari (non essendo un esperto mi limito a riportare che si tratta del turco saz, oltre al noto sitar), e liriche che anch’esse stanno migrando verso lidi folk vicini al medio oriente.

Nemmeno il tempo di premere il tasto play che “Guardians Of Death” ci spalanca le porte di un abisso cosmico malevolo e minaccioso, con quelle sonorità dense e viscose tanto care alla scuola finlandese (più di un punto in comune ad esempio con i Corpsessed). Ritmiche annichilenti ed assoli sguaiati sono all’ordine del giorno in questa mastodontica opener che si assesta senza dubbio tra i brani più riusciti del disco.

Rogyapa” è la seconda traccia, nonché primo brano in assoluto dei Grave Miasma ad essere affiancato da un video ufficiale nel quale vediamo cosa voglia rappresentare la band dal punto di vista prettamente visivo. L’intransigente cattiveria della track precedente viene soppiantata da sonorità più sulfuree, atmosferiche e, pur restando nei limiti di una band che miscela black metal e death metal, mantiene un occhio di riguardo alla melodia, nella sua accezione più malsana.

Ancestral Waters” è invece contraddistinta da dissonanti fraseggi di chitarra e cambi di tempo simili ad autentiche mazzate sulle gengive, farcita da elaborati assoli di chitarra ed un chorus schietto, diretto, che pare provenire direttamente dalle più tenebrose nicchie dell’inferno.

Di pura estrazione Incantation è la successiva “Erudite Decomposition”, pezzo da annoverare tra i più brutali mai partoriti dai Grave Miasma e nella quale viene esaltata la tremenda abrasività delle chitarre, una sorta di nere lame di fuoco che non lasciano via di scampo, incorniciate da un drumming particolarmente forsennato di Dani Ben-Haim. La successiva “Under The Megalith” torna a dipingere scenari catacombali con i suoi passaggi funerei, quasi solenni, forte di un catatonico main riff di chitarra, con un ottimo lavoro di accompagnamento della sezione ritmica (che pur non disdegna qua e là un po’ di sano blast beat).

Quasi a farne da propaggine segue “Demons Of The Sand”, dove il tema viene ripreso e rimarcato, poiché siamo proprio al cospetto di una lenta, pachidermica ed inesorabile processione di mastodontici demoni provenienti dai più remoti abissi (sì, un po’ bizzarra come immagine ma non saprei descrivere in altro modo ciò che suscita in me questo brano).

Le chitarre si fanno ronzanti e fredde affinché Yoni possa concludere l’evocazione delle innominabili creature, prima di lasciare spazio ai delicati, ma allo stesso tempo melancolici arpeggi di saz del breve stacco “Interlude”, che annuncia quell’inno solenne e malevolo che risponde al nome di “Exhumation Rites”.

Qui le chitarre si sfidano nel suonare il riff più maledetto che ci sia, ed il risultato sono sette minuti di passaggi tra atmosferiche, ipnotiche lodi agli inferi ed impietosi assalti sonori. Probabilmente il brano che meglio racconta il concetto musicale dei Grave Miasma.

La carneficina si chiude con “Kingdoms Beyond Kailash”, che sulla stessa lunghezza d’onda della track precedente vede la combo di chitarre eseguire pennellate dissonanti, ottimamente inframezzate da un altro inserto folk (che ammetto, non stona affatto con il sound degli inglesi), prima di un dilaniante assolo che devasta quel poco che rimane delle nostre membra e di un outro clean ma non meno minaccioso del resto del disco.

Si può certamente dire che sia un disco molto ben riuscito, anche se personalmente non vi ho trovato lo stesso impatto di “Odori Sepulcrorum“, che si manteneva più diretto e lineare su tutta la sua durata.

Specialmente qualche brano della seconda parte del disco è un po’ meno assimilabile degli altri ed è necessario qualche ascolto in più, solo per questo lo reputo leggermente inferiore al predecessore, ma non al punto da rimanere già escluso da una teorica top ten nel genere in questo 2021.

Etichetta: Sepulchral Voice Records / Dark Descent Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. Guardians Of Death 02. Rogyapa 03. Ancestral Waters 04. Erudite Decomposition 05. Under The Megalith 06. Demons Of The Sand 07. Interlude 08. Exhumation Rites 09. Kingdoms Beyond Kailash
Sito Web: https://gravemiasma.co.uk/

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