Gojira – Recensione: Fortitude

Quasi cinque anni dopo l’acclamatissimo “Magma” i Gojira, titanica formazione francese tra le più importanti nella sfera del metal moderno, tornano sulle scene con quello che sicuramente è uno dei lavori più attesi di questo 2021: “Fortitude”. Fuori il 30 aprile per l’immacolata Roadrunner Records, come da anni ormai, questa settima gita in studio per il quartetto porta una ben accetta ventata di innovazione ad una discografia già molto caratteristica ed originale. Il disco prosegue la strada più melodica, per un certo senso, intrapresa da “Magma”, rispettando però a pieno il “modello Gojira” come composizione ed esecuzione. Forse l’esempio più lampante di questa evoluzione, insieme alla mastodontica “Into The Storm”, è proprio la opener “Born For One Thing”, pezzo inconfondibilmente loro come cattiveria e precisione, ma che riesce a regalare uno dei ritornelli melodici più riusciti dell’intero catalogo del gruppo, presente e passato.

La voce di Joe Duplantier, infatti, dimostra un ennesimo salto qualitativo in avanti nell’esecuzione “pulita” attraverso tutto il progetto, limitando la pesantezza dei suoi storici growls solo alle tracce che ne necessitano davvero, creando forse il disco più variegato vocalmente della sua carriera. Questo, però, non penalizza la rabbia che i ragazzi si portano dietro da ormai 25 anni, semplicemente apre la porta ad ulteriori modi di sperimentare con essa. Canzoni come “Hold On” o “The Chant” giocano su questa ritrovata dinamicità nelle voci per regalare all’ascoltatore due esperimenti a tutti gli effetti riuscitissimi, a mio avviso.
A seguire la opener troviamo “Amazonia”, che oltre a fornire all’album un tratto classico ed amatissimo del songwriting dei Gojira, ovvero la loro attenzione lirica verso i problemi che affliggono l’ambiente in cui viviamo, dona a “Fortitude” il sound che lo contraddistingue. La cadenza tribale introdotta in questa traccia, infatti, si ripresenta spesso durante i circa 50 minuti di durata del disco. Se c’è una cosa che ho sempre apprezzato degli LP dei quattro è la capacità di prendere un concetto e usarlo come collante per rendere un album meno simile ad un ammasso di canzoni e più incline ad un opera coesa e completa, e “Fortitude” senza dubbio eccelle in questo comparto, tra le grafiche fantastiche ed un sound che gli si addice in pieno. “Amazonia” si prende a carico una crociata per aiutare quanto possibile gli indigeni del luogo in seguito ai recenti e continui incendi, nonché vittime di violenza e schiavitù. Questo concetto viene spiegato nella sua interezza dalle pagine web della band con tanto di raccolta fondi, se siete interessati. “Another World”, terzo pezzo nonché primo singolo di questo progetto, è un lampante esempio che il groove dei Gojira è rimasto un punto di forza anche con il passare degli anni, con uno dei riff più riusciti proposti dall’album. Il guitar work di “Fortitude”, nonostante chiaramente all’altezza della qualità a cui Joe Duplantier e Christian Andreu ci hanno abituato nel tempo, pecca un filo della memorabilità che impregnava la stesura dei riff nei progetti precedenti, a guadagno però di una sezione ambient di livello eccelso, ulteriore segno di maturazione artistica della band a mio avviso. La sopracitata “Hold On”, con il suo intro quasi angelico, contrastato dal peso del resto della canzone, e la seguente “New Found”, condita da un ritornello con delle gang vocals che fanno salire il livello di adrenalina nel sangue dell’ascoltatore, culminano nella title-track “Fortitude”, un interludio strumentale di poco più di due minuti, decisamente in linea con i temi “esotici” dell’album, che spezza a metà l’album. Sarebbe un crimine da parte mia, arrivati a questo punto, non lodare l’ennesima prova eccezionale di Mario Duplantier, fratello minore di Joe, nonché uno dei batteristi che personalmente più apprezzo quando si parla di metal estremo. Come al solito, Mario dimostra un inventiva ed un talento dietro al kit che in pochissimi possono vantare, tutto ciò accompagnato dal tappeto sonoro del basso di Jean-Michel Labadie, dal suono sempre chiaro e ben inserito nel mix.
The Chant” calca la mano sulle melodie vocali indigene proposte nella title-track, che la precede nella scaletta. Il pezzo funziona molto bene, nonostante l’ossessione ormai nota dei Gojira per stirare le varie sezioni di una canzone fino allo stremo, con risultati che possono risultare quasi ipnotizzanti e veramente godibili, come ad esempio i due interminabili minuti di intro della famosissima “Flying Whales”, tratta da “From Mars To Sirius” del 2005, o rasentare il noioso, quale è l’effetto che mi ha fatto in parte questa canzone. La differenza tra i due esempi sta solo nel gusto personale però, innegabilmente “The Chant” ha una personalità notevole, decisamente in linea con il resto del disco. Le successive “Sphinx” e “Into The Storm” mettono in mostra il lato più classico e cattivo della band, con poliritmie, riffoni prog e voci graffianti. Quest’ultima personalmente è la canzone che più mi ha colpito di questo lavoro, il pezzo che secondo me incornicia meglio l’evoluzione nel suono dei Gojira, con un ritornello davvero azzeccato.

A precedere il chiudi fila ci pensa “The Trails”, forse uno dei pezzi più sperimentali della band, mentre chiude i giochi “Grind”, una sfuriata death metal fatta a forma d’arte.
Dopo cinque anni, i Gojira sono tornati davvero in grande stile con un disco pregno di personalità ed innovazione, la cui produzione dinamica ma pomposa ne rende l’ascolto una vera e propria esperienza. L’unica pecca potrebbero essere le voci, un filo sepolte in fase di mixaggio, che danno l’effetto di far quasi da background melodico agli strumenti, scelta sicuramente voluta ma che vale la pena puntualizzare. “Fortitude” ha qualcosa per tutti, dai fan dell’era più death della band a chi era curioso di vedere che strada avrebbero preso dopo “Magma”, è un album per certi versi più accessibile a chi è fuori dalla cerchia di fan del gruppo, ma per altri versi molto più sperimentale dei loro progetti passati, e che sicuramente si merita il suo spazio nella discografia eccellente del quartetto dimostrando ancora una volta perché i Gojira sono tra le band di punta della scena metal attuale.

Etichetta: Roadrunner Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. Born For One Thing 02. Amazonia 03. Another World 04. Hold On 05. New Found 06. Fortitude 07. The Chant 08. Sphinx 09. Into The Storm 10. The Trails 11. Grind
Sito Web: https://www.gojira-music.com/

Matteo Pastori

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Nerd ventiduenne appassionato di tutto ciò che è horror, bassista a tempo perso e cresciuto a pane e Metallica. La musica non ha mai avuto etichette per me, questo fa si che possa ancora sorprendermi di disco in disco, rendendo ogni giorno un po' meno pesante.

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