Goad – Recensione: La Belle Dame

Il legame profondo fra letteratura e musica rock in generale è un dato di fatto accertato ormai da molti anni. Se partiamo da questo presupposto, è facile inquadrare e capire fin da subito il nuovo capitolo della storia dei Goad. Questo nome, forse, è sconosciuto a chi non sia esperto di rock progressivo italiano, ma nel momento in cui si pensa che la band fiorentina ha all’attivo quasi cinquanta anni di carriera (seppure con molti cambiamenti di formazione e pause fra un lavoro e l’altro), viene spontaneo levarsi un metaforico cappello in segno di rispetto. “La Belle Dame” si ispira all’opera poetica di John Keats ed è frutto di un lavoro e una ricerca durati diversi anni; non è comunque una novità, se si pensa che i Goad anche in passato hanno scritto brani ispirati ad altri autori importantissimi, come ad esempio Poe e Lovecraft.

Fatta questa premessa, va anche evidenziato come sia abbastanza difficile inquadrare le sonorità della band in un’unica cornice. Da una parte esistono, in modo evidente, dei richiami forti al progressive rock anni 70, anche per quanto riguarda la produzione, che è stata pensata in modo tale da rendere i suoni il più “vintage” possibile. Dall’altra, però, in tutti i brani emerge anche una componente più dark, che esula dal progressive vero e proprio e fa intravedere una visione ancora più ampia della musica dei Goad. I brani, articolati anche in lunghe suite ripartite in più momenti, mostrano una ricerca approfondita di ogni minimo frammento sonoro, e al tempo stesso proiettano in un’atmosfera magica e onirica. Forse non si tratta sempre di brani immediati, anche solo per la loro lunghezza ma, se si decide di lasciarsi coinvolgere, sarà poi impossibile staccarsene. E’ questo, in fondo, l’aspetto più importante di “La Belle Dame“, al di là del genere in cui inquadrare l’album e l’opera omnia della band. Per chi comunque volesse tentare un approccio più morbido prima di avventurarsi nelle suite più lunghe, si può approfittare di esempi più brevi come il singolo “The Man In The Dreamland“.

I Goad non sono una band da approccio immediato, ma se si dà loro fiducia sarà molto difficile non restarne ammaliati. Anche le loro esibizioni dal vivo (chi scrive li vide in azione a un festival a Parma nel 2009) lasciano sono permeate di queste sensazioni quasi ultraterrene, che lasciano l’ascoltatore in un mondo fatato, pieno di personaggi non del tutto buoni ma comunque affascinanti. “La Belle Dame” è, semplicemente, un altro tassello eccellente di una carriera che forse non ha mai dato alla band quello che avrebbero meritato, ma che può ancora, e speriamo che succeda, regalare soddisfazioni.

Etichetta: My Kingdom Music

Anno: 2021

Tracklist: 01. The Haunted Palace In The Poe’ Land 02. The Queen of the Valley 03. The Man in the Dreamland 04. Magic Stairway pt. 1 05. Magic Stairway pt. 2 06. Magic Stairway pt. 3 07. To Sorrow Good Morrow pt. 1 08. To Sorrow Good Morrow pt. 2 09. To Sorrow Good Morrow pt. 3 10. To Sorrow Good Morrow pt. 4 11. To Sorrow Good Morrow pt. 5 12. The Sweetness of the Pain pt. 1 13. The Sweetness of the Pain pt. 2 14. The Sweetness of the Pain pt. 3
Sito Web: https://www.facebook.com/MaurilioRossiGoad

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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