Mose Giganticus – Recensione: Gift Horse

Gli americani Mose Giganticus sono uno strano ibrido fra certo synth punk e il metal meno ortodosso, capitanati dal frontman e compositore Matt Garfield. Stilisticamente la band della Pennsylvania incorpora l’immediatezza del punk, l’aggressività dell’hardcore, la pesantezza e lo spessore del metal, il tutto però non guitar-oriented, come l’audience è ben abiutata, ma incentrato sull’utilizzo di sintetizzatori, tastiere, vocoder ed altra effettistica. Già nel primo album ufficiale, "The Invisible Hand" (2006) la band aveva definito questo suo percorso sonoro, tanto interessante quanto difficile da controllare. Ci vuole infatti notevole abilità di scrittura, per gestire in modo non pacchiano e kitsch i vari elementi, anche molto lontani, che compongono lo spettro sonoro del gruppo, abilità che è andata affinandosi attraverso la cospicua attività live, promossa soprattutto negli USA. Dopo un successivo EP, "Commander!" (2008), la band si ripresenta sulle scene, forte di u nuovo, prestigioso deal con Relapse record, che pubblica l’ultimo loro platter, "Gift Horse". La prima differenza da notare, rispetto al loro passato artistico, è il deciso indurimento del sound, ora maggiormente sbilanciato in favore delle componenti più metalliche, ad esempio nell’incedere mastodoniano della seconda traccia, "The Left Path". Non è forse un caso che l’accasarsi presso Relapse abbia coinciso con la produzione di song vicine ai già citati Mastodon, ma anche a Baroness, Kylesa. Tutti moderni interpreti di un certo modo di intendere il metal, vicino, nelle intenzioni, a certo prog anni ’70, ma assolutamente metallico nelle sonorità.

Questo "Gift Horse" è dunque essenzialmente un album metal, interpretato attraverso grande utilizzo di strumenti elettronici (fra cui spicca la keytar di Garfield), che danno alle canzoni, pur sorrette da ottimi, potenti riff di chitarra, un’ulteriore dimensione, epica e “galattica”, ma lontana dalle recenti derive industrial elettroniche di gruppi metal come The Devil Wears Prada oppure Attack Attack. Ottimo il lavoro del frontman sugli arrangiamenti, che incorporano ritmiche e suoni piuttosto eterogenei e interessanti, e che permettono alla band di creare vari mood all’interno dell’album, dalla solarità dell’opener "Last Resort" all’epicità di "Days of Yore", passando per la potenza e la violenza di "The Great Deceiver".

Di motivi interessanti per ascoltare quest’album ce ne sono dunque molti, non ultimo la possibilità di approfondire le tematiche mistico-religiose del concept. Resta la sensazione di trovarsi di fronte a una band destinata a rimanere di nicchia, per la particolarità della sua proposta, non certo per particolari demeriti.

Voto recensore
7
Etichetta: Relapse Records / Masterpiecde

Anno: 2010

Tracklist: 01.Last Resort
02.The Left Path
03.Demon Tusk
04.Days of Yore
05.The Great Deceiver
06.White Horse
07.The Seventh Seal
Sito Web: http://www.myspace.com/mosegiganticus

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