Bongzilla – Recensione: Gateway

Straniante ed estraneo. Delirante nella sua psichedelia elettrificata che alimenta forsennati giri di accordi infiammati da liriche assurde e fattissime, protagonista la voce filtrata magnificamente incomprensibile, il terzo lavoro targato Bongzilla va ad unirsi alla stretta fascia di mercato già conquistata dai cugini di oltreoceano Electric Wizard. Influenzati dalle cure medicinali al THC, i quattro svolgono il lavoro su sporchi passaggi fra chitarre slabbrate e torture inflitte al quattro corde perfettamente amalgamati ai deliri vocali. Sludge-core sconfinante nel doom diviene a tratti allucinante nei passaggi sonici tra un ‘ambiente’ e l’altro, lentamente si prende coscienza di trovarsi su un pianeta diverso dal nostro, ma molto vicino…fischi e sibili entrano di prepotenza nel cervello dell’incosapevole che alza il volume ricevendo, come garanzia per il futuro, l’idea di possibili deviazioni verso il paradiso verde a cui i nostri inneggiano in ogni canzone. Febbrile la chiusura in ‘Trinity (gigglebush)’ a cui non si può fare altro che assecondare la materia grigia e sintonizzarsi sulle stesse frequenze posizionando il potenziometro alle voci ‘estraneità sociale’ e ‘avanzato stato confusionale’. Nel frattempo che i neuroni cercano conforto nel silenzio tra una traccia e l’altra si insinua la voce fuori campo che introduce ogni pezzo, dando così la sensazione di non essere mai soli e che il bello debba ancora venire. Per ovvie ragioni ‘Gateway’ non può essere apprezzato da chi non sia già avvezzo a questi mondi, ma l’effetto è garantito, specialmente se si seguono i consigli di Muleboy (voce/chitarra) e amici. Si nominava il lontano cugino inglese chiamato ‘stregone elettrico’, in quel caso si parlò di fitta nebbia, in questa occasione è il fumo ad essere (forse) ancora più denso.

Voto recensore
7
Etichetta: Relapse / Self

Anno: 2002

Tracklist:

Tracklist: Greenthumb / Stone A Pig / Sunshine Green / 666lb Bongsession / Trinity / Gateway / Keefmaster / Hashdealer


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