Obituary – Recensione: Frozen In Time

Il titolo dell’album è programmatico: "Frozen in Time" può essere tradotto in italiano come "Gli Obituary sanno suonare una cosa sola, e quella suoneranno per l’eternità".

Ora, affermare che gli Obituary siano una delle pietre d’angolo del Death Metal è scontato, così come è scontato affermare che la loro musica è miele per il palato degli appassionati del genere; quindi dire che questo album si sovrappone con perfezione geometrica sul quadro delle loro produzioni passate, come se i quasi dieci anni di assenza dalle scene non fossero mai passati, è gia una buona recensione, che chiarisce senza possibilità d’errore al lettore se ha senso o no l’acquisto.

Volendo esprimere un giudizio, entrando quindi nello spazio dei gusti del recensore, le cose si fanno più complicate: l’album è musicalmente molto bello, la quintessenza del death metal nella sua forma più antica, ruvida, meno tecnica. Riff pesanti, cupi, mai troppo veloci, sporadici assoli di chitarra in stile thrash, voce catarrosissima ma non growl nel senso più moderno del termine; per capirsi: i Celtic Frost pre-pandemonium lasciati alcuni mesi a marcire.

Quello in cui pecca tragicamente ‘Frozen In Time’ è la novità: tutti i pezzi di quest’album gli Obituary li hanno già scritti e già suonati molti anni addietro, i brani di questo disco potrebbero essere tranquillamente dei left-over dei lavori precedenti riarrangiati e risuonati. Che i ragazzi abbiano una classe ed una maestria senza pari nel fare quello che fanno è pacifico, viene da chiedersi però se di un artista che incessantemente ripropone se stesso senza mai uno spunto di innovazione e di ricerca si possa dare un giudizio totalmente positivo.

C’è poco altro da aggiungere alla recensione: avete sicuramente capito che quello che gli Obtuary vi propongono nel 2005 è esattamente quello che gli Obituary vi proponevano nel 1995; se vi piaceva allora vi piacerà anche ora senza dubbio. C’è pero’ un mantra che vale la pena ripetere in questi casi: se avete già i dischi vecchi ha senso comprarne una riedizione in chiave moderna? E se non avete i dischi vecchi non sarebbe più sensato (e filologicamente accurato) cominciare con quelli?

Voto recensore
7
Etichetta: Roadrunner / Universal

Anno: 2005

Tracklist: 01. Redneck Stomp
02. On the Floor
03. Insane
04. Blindsided
05. Back Inside
06. Mindset
07. Stand Alone
08. Slow Death
09. Denied
10. Lockjaw

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