Frost* – Recensione: Day And Age

Con ancora nelle orecchie il caleidoscopico contenuto dell’EP “Others” ci accingiamo ad affrontare il nuovo parto dei Frost* eclettica band che qualitativamente non ha mai tradito i fan di certo progressive attualizzato, anzi, proiettato al futuro.

Il concepimento di “Day And Age” risale all’autunno 2019 quando la band si è riunita in un cottage nel Cornwall che ha influito sul carattere “ombroso” del lavoro; dopo l’amichevole abbandono di Craig Blundell (chiamato alla corte di Steve Hackett) il nuovo trio ha potuto spaziare in termini musicali immaginandosi batteristi diversi per ogni traccia composta… e così è andata perché sono addirittura tre i contributi allo strumento: Kaz Rodriguez, Darby Todd e Pat Mastelotto.

La canzone che da il titolo all’album, posta in apertura, è un up-tempo spinto da accordi di tastiera in un apoteosi di modern prog dai contorni pop ed interpretata dalla roca voce di John Mitchell sempre più a suo agio anche dietro al microfono nonostante il suo gusto chitarristico rimanga predominante; Rodriguez si scatena nella parte centrale in un rincorrersi di variazioni impercettibili… insomma un opener da lode!

Come successo nel passaggio tra “Milliontown” e “Experiments In Mass Appeal” anche “Day And Age” è probabilmente meno sperimentale di “Falling Satellites” con la maestria di questi musicisti ancor più al servizio della canzone; “Terrestrial” rispecchia questa direzione con il gran groove di Todd alla batteria accompagnato da un Nathan King che dal vivo si è rivelato bassista extraordinaire per un pezzo che ci ha ricordato alcune cose composte da Billy Sherwood in seno a Circa e Conspiracy.

La progressione di “Waiting For The Lie” da pezzo prettamente pianistico a coinvolgente esplosione elettro prog ci introduce a “The Boy Who Stood Still” una traccia particolarissima basata sui campionamenti di Jem Godfrey e che sembra provenire direttamente dagli anni ‘80 mentre “Island Life” torna repentinamente alle atmosfere inusuali di “Milliontown”.

Pat Mastelotto entra in scena su “Skywards” dando un contributo percussivo molto basico ma riconoscibile tra centinaia, su delle linee di tastiere ed orchestrazioni che coinvolgono come la più azzeccata colonna sonora; di difficile inquadratura invece “Kill The Orchestra” che gode di bei momenti (ad esempio quelli che ripescano gli accordi della title track) ma che sembrano attaccati insieme senza un criterio ben definito… e senza accorgersene ci ritroviamo infatti nell’ultima traccia “Repeat To Fade”, che è basata sulle ultime “frasi” della traccia precedente ma con un Mastelotto che detta l’andamento con rullante e ride “enormi”.

Difficile sbilanciarsi, dopo un limitato numero d’ascolti, in paragoni con la discografia precedente dei Frost* ma ci limitiamo ad affermare che “Day And Age” non abbassa in alcun modo l’asticella e siamo sicuri che entrerà doverosamente in loop tra gli aficionados di una band “davvero” prog.

Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2021

Tracklist: 01. Day And Age 02. Terrestrial 03. Waiting For The Lie 04. The Boy Who Stood Still 05. Island Life 06. Skywards 07. Kill The Orchestra 08. Repeat To Fade
Sito Web: https://frost.life

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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