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Ministry – Recensione: From Beer To Eternity

“From Beer To Eternity” è senza dubbio un album “difficile” per gli stessi Ministry, un’opera che porta con sé il ricordo dello scomparso Mike Scaccia e insieme un tributo al chitarrista della band. Dopo la morte di Mike, Al Jourgensen ha utilizzato le parti registrate fino a Dicembre dall’amico e insieme agli altri compagni ha dato vita a questo album. Un lascito (prendiamo il termine con le pinze, ma i rumors vorrebbero  i Ministry prossimi a una lunga fase di stand-by) diverso e piuttosto coraggioso, ironico, pur nato dalla tragedia. Sarà forse dipeso dal fatto che le parti di chitarra di Mike non potevano per ovvi motivi essere aggiunte all’ultimo, ed ecco che “From Beer To Eternity” diventa un album ragionato ove l’elettronica ha una parte fondamentale, è sordida come ai tempi di “Psalm 69” e cangiante. Per intenderci, questo disco non è grottesco ed esageratamente violento come il controverso “Relapse” e la cosa può fare soltanto bene. Al sembra finalmente prendere in considerazione tutto ciò che i Ministry sono stati durante una carriera ultratrentennale e proporlo in un’ottica attuale (anche se la parodia degli eighties contenuta in “Lesson Unlearned” è davvero gustosa) dove trionfano i tempi medi e gli assoli di Mike. “Hail To His Majesty” inizia nel modo migliore il disco, con una traccia che recupera i retaggi wave e li lascia poi infrangere su di una chitarra muscolare, mentre Al inizia a vomitare la sua rabbia con l’inconfondibile voce abrasiva. Cari Repubblicani, non pensate che questo pazzo individuo pieno di tatuaggi vi abbia dimenticati! Ma ce n’è anche per Obama e per la macchina da guerra americana che con ogni probabilità si metterà in moto (l’irresistibile “Permawar”, da cui è già stato tratto il video ufficiale) e inevitabilmente si parla di morte, come testimonia “Change Of Luck” che pur lamentando la scomparsa dell’amico, finisce per avvolgere l’ascoltatore tra parti arabeggianti, derive funk e chiudersi con un abrasivo assolo di Mike. Vogliamo citare ancora “Fairly Unbalanced”, un brano aperto da un groove à la Motorhead che gioca tutto il suo potenziale dal vivo e ancora la lunga e particolare “Thanx But No Thanx”, giocata su di una base elettronica sorniona che si alterna con disinvoltura a momenti di assoluta crudeltà sonora. “From Beer To Eternity” piace e convince, indipendentemente da quelle che saranno le scelte che i Ministry compiranno in futuro.

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