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Forever Still – Recensione: Tied Down

I Forever Still sono una band danese che, con “Tied Down”, approda  al suo primo full length di debutto e lo fa con delle idee ben chiare in mente. L’obiettivo, qui, è quello di puntare ad un pubblico piuttosto giovane, avvezzo a sonorità in stile Evanescence, Lacuna Coil e simili, in cui la voce femminile catalizza l’attenzione, mentre i brani scorrono rapidi e orecchiabili, senza mai rinunciare ad un tocco dark.

La bella vocalità della frontwoman Maja Shining emerge in tutti i 10 pezzi che compongono il disco, anche se risulta a volte un po’ forzata in distorsioni e virtuosismi che avrebbero potuto essere evitati. Questa tendenza si nota ad esempio nella opener “Scars” o in “Breathe In”, che avrebbero magari beneficiato maggiormente di una produzione più asciutta e diretta.
A brani più ritmati e hard rock come la già citata “Scars”, la successiva “Once Upon A Nightmare” o “Awake The Fire”, si contrappongono tracce in cui la componente romantica e simil-gotica regna al di sopra di tutto, come avviene nell’onirica “Miss Madness” o nella radiofonica “Save Me”.
La cifra comune a tutte le canzoni di “Tied Down” è una generale accessibilità, con ritornelli e melodie accattivanti che, però, non riescono a far dimenticare del tutto una certa ripetitività dei brani.

Ancora una volta, è importante sottolineare come l’album in sè non sia del tutto da bocciare, sebbene rivolto ad un ben preciso bacino d’utenza che esclude i puristi del metal in senso stretto. Le tracce scorrono con una buona facilità d’ascolto, eppure, arrivati alla fine dell’album, si ha tutto fuorchè la voglia di risentirlo dall’inizio. A parte qualche piccola variazione, infatti, la mancanza di originalità e varietà dei pezzi diventa presto difficile da digerire.
Non si può dire che ci sia infamia in questo debutto dei Forever Still, ma un’altra bella voce femminile nel panorama rock non è certo sufficiente a guadagnarsi la lode.

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