Foo Fighters – Recensione: Medicine At Midnight

Here we are! Finalmente il 5 febbraio 2021 esce “Medicine At Midnight” , il nuovo album in studio dei Foo Fighters, successore di “Concrete And Gold”, uscito nel lontano 2017. Sono sempre i nostri tanto amati Foo Fighters, ma questa volta il loro stile è condito con qualche dettaglio piuttosto inaspettato. Lo stesso Dave ha paragonato “Medicine At Midnight” a “Let’s Dance” di David Bowie, facendo comprendere l’intento della band di creare un album con un feel divertente e ritmato, da ascoltare con gli amici durante una serata di divertimento e goliardia e con una componente decisamente ispirata al pop degli 80’s senza però perdere la vena rock.

L’imprinting molto festoso e ottimista viene colto già nel primo brano proposto, “Making A Fire”, dove spicca subito il riff di chitarra ascendente seguito dal coro femminile che canta un motivetto allegro e spensierato. “Make up your mind , I’ve waited a lifetime to live, It’s time to ignite, I’m making a fire”.

Un inno alla vita che va vissuta ORA e al massimo, senza paura. Personalmente non vedo l’ora di ascoltare questo brano con i miei amici, durante una serata estiva attorno a un falò e con una birra in mano.

Shame Shame”, primo singolo estratto dall’album, presentato in anteprima al Saturday Night Live, arriva in punta di piedi con l’entrata decisa della batteria seguita da un riff di chitarra che dona ritmo e accompagna il pezzo dall’inizio alla fine lasciando spazio nei ritornelli alla voce di Grohl. L’atmosfera è malinconica, ma allo stesso tempo “soffice”, delicata, senza aggressività al suo interno.

La parola “Shame”, ovvero vergogna,  è enfatizzata al massimo per entrare dritta nella testa dell’ascoltatore e rimanere lì, fissa,  e il brano è carico di groove nonostante non abbia particolari picchi dinamici. Gli archi rendono il contesto ancor più interessante assieme ai cori che seguono la voce principale, senza mai essere troppo invadenti ma volti a colorare il tutto. L’allegria espressa nel primo brano dell’album continua il suo corso in “Cloudspotter”, dove spicca una voce femminile che doppia la voce di Dave durante le strofe , elemento insolito nel passato della band, ma che in questo caso a mio parere è molto azzeccato.

Ci tuffiamo senza pensarci due volte in “Waiting On A War”, un pezzo pazzesco in perfetto stile Foo Fighters, uno di quelli da cantare tutti assieme in uno stadio colmo di gente, con tanto di accendini oscillanti e mani al cielo, che si sviluppa in un graduale crescendo partendo dalla voce del frontman accompagnata solo da una chitarra acustica e arrivando a includere la presenza di cori quasi angelici, che creano un’atmosfera quasi sognante, per poi ritornare acustica e ripartire con una bella carica rock verso la fine, seguita da “Medicine at Midnight”, title track dell’album super funkeggiante, chiaramente influenzata dalla disco music.

No Son Of Mine” è  un mix di hard rock, punk attitude e che mi ha ricordato tantissimo il modo di cantare del mitico James Heatfield, assieme alle ritmiche thrash  dei Metallica con l’aggiunta di un pizzico di gospel nelle backing vocal . Un bel pezzo super pacifista, orecchiabilissimo e pieno di grinta, seguito da “Holding Poison”, che mantiene la vena rock e introduce un inaspettato eco un po’ à la “Queen”, che conferma nuovamente il fatto che il gruppo in questo album si sia ispirato davvero a molti tipi di approccio musicale differenti.

Con “Chasing Birds” è arrivato il momento dell’immancabile ballata contenuta nell’album, leggera e sognante, dove la voce è cullata da sonorità soavi e principalmente acustiche, limpide e aperte, seguita da  “ Love Dies Young” con cui l’album culmina in un tripudio di allegria e spensieratezza, così com’è iniziato.

Etichetta: RCA Records/Sony Music

Anno: 2021

Tracklist: 01.Making A Fire 02.Shame Shame 03.Cloudspotter 04.Waiting On A War 05.Medicine At Midnight 06.No Son Of Mine 07.Holding Poison 08.Chasing Birds 09.Love Dies Young
Sito Web: https://www.foofighters.com

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