Glenn Hughes – Recensione: First Underground Nuclear Kitchen

L’essenza del nuovo album di Glenn Hughes è tutta – banalmente – rinchiusa nell’acronimo formato dalle iniziali delle parole che compongono il titolo. La nuova fatica della nuova giovinezza artistica del cantante e bassista britannico altro non è che un tuffo appassionato nelle sue radici. Funk, per l’appunto, di quello frizzante e movimentato, come testimoniato dai primi due efficaci pezzi e in altri sprazzi successivi nel corso dell’album. Fin dalle prime note è evidente l’importanza, nel prendere con decisione questa direzione musicale, di Chad Smith, qui molto più determinante che nelle passate collaborazioni, così come significativo è il cambio di chitarrista: il fido JJ Marsh appare soltanto in due pezzi, per il resto è Luis Maldonado ad occuparsi della sei corde.

C’è spazio anche per momenti più introspettivi, che mettono in risalto le capacità vocali di un Glenn Hughes che, come il buon vino, matura e migliora con il passare degli anni, anche quando buona parte dei suoi colleghi ha imboccato il viale del tramonto artistico. E’ un album che, ancora una volta, trasuda groove, grazie all’inarrivabile classe di Hughes ma anche grazie ad un ottimo lavoro di squadra, impreziosito da dettagli come i fiati in “Love Communion”. Dove “FUNK” perde il confronto con gli immediati predecessori (“Soul Mover” e “Music For The Divine”, ma anche “Songs In The Key Of Rock”) è sul terreno strettamente compositivo: la qualità dei pezzi si perde verso la metà del percorso, e nonostante sia sempre un piacere sentir cantare Hughes, non si continua a veleggiare sui mari d’eccellenza che ne hanno contraddistinto gli ultimi anni di carriera. Nel finale c’è spazio per un sound più classicamente hard rock e per un gustoso assolo di JJ Marsh in “Too Late To Save The World”, per il resto pochi i sussulti.

Alla fine “First Underground Nuclear Kitchen” è l’ennesima conferma dell’immensità di sua maestà Glenn Hughes, ma al tempo stesso fa segnare un passo indietro, e questo a prescindere dalla sterzata musicale che può o meno incontrare il gusto del pubblico. Il livello delle canzoni non è più “divino”, “The Voice Of Rock” sì.

Voto recensore
6
Etichetta: Frontiers

Anno: 2008

Tracklist: 01. Crave
02. First Underground Nuclear Kitchen
03. Satellite
04. Love Communion
05. We Shall Be Free
06. Imperfection
07. Never Say Never
08. We Go To War
09. Oil And Water
10. Too Late To Save The World
11. Where's There A Will

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