Eternal Champion – Recensione: The Armor Of Ire

L’esordio degli Eternal Champion ha lo stesso impatto e valore di quento realizzato nel 2015 dall’opera prima dei Visigoth, ossia di porre all’attenzione del pubblico affezionato al buon vecchio epic metal un nuovo gruppo che nulla ha da invidiare ai giganti del passato (ormai tornati tutti in azione).

La qualità maggiore del gruppo di Austin (Texas) è la personalità collegata ad uno stile non certo originale ma in grado di proporre chiavi di letture in parti inedite e uniche che sicuramente faranno degli Eternal Champion una delle sensazioni di questo 2016 per chi ama questo tipo di sonorità old style. Il gruppo statunitense accoglie quindi il meglio della triade Manowar/Manilla Road/Cirith Ungol e lo rielabora costruendo in questo “The Armor Of Ire” otto inni profondi di epic metal.

Il singer Jason Tarpey convince fin dall’opener “I Am the Hammer”, un anthem che miscela il meglio dei Grand Magus e dei primi Manowar; le line vocali, interpretate con fantasia e stile, rapiscono e si fondono alla perfezione con il riffing compatto delle tre chitarre di Blake Ibanez, Carlos Llanas e John Powers.

Ancor più convincente risulta “The Armor Of Ire”, una cavalcata dal sapore drammatico in cui giocano ancora un ruolo determinante le melodie (leggermente più intricate) delle chitarre e la voce di Tarpey, sempre più protagonista grazie ad uno stile che ipnotizza e conquista.

Lo stile sognante e drammatico dei nostri riverbera in tutte le sei canzoni del CD; infatti “Blood Ice” è una sorta di intro mentre il conclusivo “Shade Gate” si rivela uno strumentale di poco spessore.

Segnaliamo però che tutte le altre song risultano davvero efficaci l. La marcia “The Last King Of Pictdom” pone ancora sugli scudi la linea vocale dello strabiliante Jason ma anche il lavoro attento ed energico del batterista Arthur Rizk (che si è occupato anche dei sinth e del basso).

“The Cold Sword” si rivela il brano più dinamico e veloce; le chitarre svolgono qui il ruolo fondamentale unito ad un lavoro ritmico di indubbio spessore.

“Invoker” e “Sing A Last Song Of Valdese” hanno un sapore più doom e risulteranno piacevoli a chi potrebbe apprezzare una sorta di mix fra Candlemass/Doomsword e Atlantean Kodex.

A livello di testi scopriamo poi che gli Eternal Champion hanno una proposta alquanto profonda e ricca di contenuti; infatti il singer Jason Tarpey (che nella vita di tutti i giorni lavora come fabbro) ha da sempre una passione per la Sword & Sorcery ed ha creato un suo mondo fantasy a cui sono ispirati tre pezzi dell’album; gli altri sono legati a saghe di grande spessore ed infatti abbiamo “Sing A Last Song Of Valdese” dedicata a Kane, eroe malvagio creato dalla magistrale penna di Karl Edward Wagner mentre “Invoker” è un tributo al maestro Lovecraft ed infine “The Cold Sword” prende spunto dalle opere di Michael Moorcock (lo stesso nome del gruppo riprende quello del personaggio chiave del multiverso dello scrittore inglese).

Concludiamo consigliando senza indugi a tutti gli appassionati di epic metal di far proprio “The Armor Of Ire”, lavoro oltremodo arricchito anche dalla cover di Adam Burke, un dipinto che esprime perfettamente lo stile heroic fantasy.

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Voto recensore
8
Etichetta: No Remorse Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. I Am The Hammer 02. The Armor Of Ire 03. The Last King Of Pictdom 04. Blood Ice 05. The Cold Sword 06. Invoker 07. Sing A Last Song Of Valdese 08. Shade Gate
Sito Web: https://www.facebook.com/eternalchampion?fref=ts

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