Escape – Recensione: Fire In The Sky

In un momento nel quale le pance dilatate del mercato accolgono tra le loro pareti sempre nuove proposte, anche il ritorno sulla scena di vecchi act appare operazione facile, o almeno facilitata: più canali di ascolto, costi inferiori ed occasioni di visibilità a costo zero rappresentano spesso elementi attraenti per togliere un progetto, che magari aveva goduto di belle speranze, dalla naftalina nella quale era suo malgrado piombato. E’ questo il possibile caso degli Escape, band del West Yorkshire che torna sulle scene a distanza di otto anni con un nuovo disco – il terzo – ed una nuova formazione. Con l’intento di riprendere un discorso già cominciato, l’album rinfresca undici tracce pubblicate in precedenza dal suo chitarrista Vince O’Regan (Bob Catley, Legion, Arabia), da Bob Catley (Magnum, Hard Rain, Avantasia) e dagli stessi Escape, donando loro nuova vita grazie ad una profonda opera di ri-registrazione, rifinitura e re-mixaggio.

Quando un disco comincia con una secchiata di tastiere, una frase del tipo “Are You Ready To Take A Chance On Love?” e tanti cori morbidi come il velluto a coste che portavamo da piccoli, capisci che alla proposta svecchiata degli Escape non servono aloni di mistero, né la promessa di una inutile originalità. Piuttosto, il rock melodico degli inglesi si eleva parzialmente dal mucchio per la pienezza dei suoi suoni, per l’eleganza degli intermezzi (“Walk On Water”) e per una produzione che – benchè pulita – contiene da qualche parte ancora il seme ruvido e spartano del rock. Proprio la considerazione legata ad una tangibile fisicità degli strumenti, tra i quali svetta il basso di Pete Betts, impedisce a “Fire In The Sky” di sconfinare in territorio AOR, mantenendosi su un livello interessante che contempla con la proverbiale, unica fava, tanto l’approccio più melodico e cantabile quanto il gusto per un assolo di chitarra di matrice heavy o un tempo in battere, entrambi suonati con una bella pesantezza di mano (“Heroes In The Night”). Pur senza sfuggire alla tentazione di infilare qualche rima facile (“Temptation”) o indovinare la ballad di successo (la sfilacciata “Restless Heart” rimanda alle fortune della prossima occasione, senza farne un dramma), il lavoro dei cinque britannici prevede anche di misurarsi con Spessore e Complessità: il racconto di “Something To Believe In” potrebbe trovare posto in un concept album degli anni novanta, “Coming Home” fotografa con efficacia la band nella condivisione del suo massimo sforzo e l’articolata ed atmosferica title-track certifica l’autorevolezza con la quale questa formazione può affrontare compiti più sfidanti, come quello di rendere interessante una suite di quasi dieci minuti posta, non senza coraggio, alla fine della scaletta.

Qualunque sia la direzione intrapresa, l’interpretazione pulita e sempre all’altezza di Graham Beales (“Borderline”) ed il supporto senza fronzoli dei suoi compagni di viaggio riescono a trovare dei denominatori comuni nel rifiuto di una dolcezza eccessiva, nei numerosi momenti nei quali il groove strumentale ingrana la quarta, oppure ancora quando O’Regan decide che è venuto il momento per un bell’assolo di chitarra, a volte meravigliosamente old style per il modo irruente ed un po’ scomposto con il quale si appropria della scena. Nonostante una presentazione decisamente anonima, che traspare dall’immagine di copertina e dalle note di produzione, nelle quali non si fa mistero del fatto che i nuovi inserti sono frutto di registrazioni casalinghe effettuate da ciascun membro della band, “Fire In The Sky” è un disco di tempi indovinati e buona sostanza, di raffinatezza sobria ed apprezzabile spontaneità. E’ un lavoro che vive di anni e di esperienze, che si pone il solo obiettivo di giustificare un’ulteriore ripartenza, che non teme di riproporre cose già sentite (da pochi) perché cocciutamente convinto della bontà del materiale originale. Facendo leva sulla sua anima più rock e senza mai perdere di vista il confine dato dai propri limiti strutturali e produttivi, il ritorno degli Escape riesce a mantenere un’intensità soddisfacente per tutta la sua generosa durata, caratterizzando un’esperienza di ascolto ripetibile con un mix indovinato di qualità & quantità.

Etichetta: AOR Heaven

Anno: 2021

Tracklist: 01. Lost And Found 02. Heroes In The Night 03. Temptation 04. Restless Heart 05. Something To Believe In 06. Blinded By A Lie 07. Coming Home 08. Borderline 09. Destiny 10. Walk On Water 11. Fire In The Sky
Sito Web: escape-band.com

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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