Epica – Recensione: The Alchemy Project

In questi 20 anni di carriera (festeggiati di recente con un concerto speciale a Tilburg, nella location in cui si era svolta la loro prima esibizione dal vivo a supporto degli Anathema), gli Epica non si sono mai tirati indietro davanti alle sfide. Dopo averci presentato il sofisticato “Omega” (accompagnato poi dall’evento streaming “Omega Alive”), che contiene alcune tracce memorabili come “Kingdom of Heaven, Part III – The Antediluvian Universe“, “Abyss Of Time” e “Code Of Life”, la band capitanata da Simone Simons è tornata lentamente ad esibirsi in tutto il mondo, prima in Europa, poi in Messico e negli Stati Uniti, ma già un anno fa stava lavorando a questo progetto assolutamente inedito.

 “The Alchemy Project”, la cui cover è stata realizzata dall’artista tedesco soprannominato Heilemania, è un lavoro di “alchimia”: vari elementi vengono fusi insieme in un grande calderone per dar vita a sette brani, in parte molto diversi da tutto ciò a cui gli Epica ci avevano abituati. Questo perché “The Alchemy Project” nasce dalla collaborazione con altri artisti e la natura stessa di questo progetto ha permesso alla creatività degli Epica di raggiungere un nuovo livello. Come afferma Mark Jansen, non sarebbero mai stati in grado di scrivere queste canzoni senza il supporto degli amici di lunga data coinvolti nel progetto. Quindi, il concept che lega queste tracce è proprio l’idea di cooperazione, da intendere non solo dal punto di vista musicale ma anche con un significato più ampio: in un mondo di caos e sfide continue, noi esseri umani abbiamo il dovere di collaborare con gli altri per risolvere i problemi e per creare un nuovo mondo migliore per tutti, perché dal momento in cui siamo tutti connessi, se una parte dell’umanità sta soffrendo, allora tutta l’umanità soffrirà insieme ad essa.

La prima traccia “The Great Tribulation”, realizzata assieme agli italiani Fleshgod Apocalypse, è caratterizzata dalle atmosfere cupe tipiche degli Epica, con la oramai consolidata alternanza tra il growl di Mark e la voce cristallina di Simone. Di altra natura è, invece, “Wake The World”, che vede la partecipazione di Tommy Karevik, voce dei Kamelot e dei Seventh Wonder, e Phil Lanzon, tastierista degli Uriah Heep. Scelta non casuale, però, in quanto per il bassista Rob van der Loo è sempre stato un sogno nel cassetto poter lavorare con lui, essendo grande fan della band britannica. Sempre su suggerimento di Rob è nata la collaborazione con i norvegesi Shining. In questo caso, Rob ha pensato di realizzare un vero e proprio mash up, quindi ha provato a scrivere dei riff sullo stile degli Shining e loro hanno fatto il contrario. Il risultato di questo sforzo artistico è stato “The Final Lullaby”, presentata in anteprima assoluta al concerto di Tilburg, con l’aggiunta inaspettata del sax. In ogni caso, le due voci si fondono perfettamente in quello che è probabilmente il ritornello meglio riuscito dell’interno album, ottenendo perfettamente l’effetto di “alchimia” che è alla base dell’intero progetto. È poi il momento della collaborazione tutta al femminile tra le tre amiche Simone, Charlotte Wessels e Myrkur, che insieme hanno scritto “Sirens – Of Blood And Water”, in cui si sente sicuramente l’influenza dei recenti album da solista di Charlotte in un’atmosfera fortemente burtoniana. Non dimentichiamoci, infatti, che Simone adora i film di Tim Burton, ma anche i classici della Disney, e infatti questa traccia potrebbe benissimo essere la colonna sonora ideale per l’ingresso in scena di un personaggio come Sally de “La Sposa Cadavere” oppure Ursula de “La Sirenetta” (giusto per rimanere in tema con il titolo). Abbandonate le atmosfere cartoonesche, “Death Is Not The End” è un tripudio di velocità, non a caso alla voce troviamo Björn “Speed” Strid dei Soilwork, mentre alla chitarra c’è Frank Schiphorst dei MaYaN (progetto parallelo di Mark Jansen), ma il brano più “heavy” dell’intero disco e, direi anche dell’intera carriera degli Epica, è “Human Devastation” con Henri Sattler dei God Dethroned e Sven de Caluwé degli Aborted. Oltre ad essere la traccia più breve, sotto i tre minuti, è anche l’unica in cui non sentiamo la voce di Simone. Concludiamo poi con 7 minuti di prog metal: “The Miner” è stata realizzata con la partecipazione di Asim Searah dei Damnation Plan, Niilo Sevänen degli Insomnium e Roel van Helden dei Powerwolf, anche se qui manca la maestosità tipica degli Epica, veniamo subito rapiti dalla melodia del ritornello.

The Alchemy Project” è un progetto davvero molto interessante e per la prima volta ci permette di conoscere un nuovo aspetto degli Epica, che in questa occasione sono usciti dalla loro comfort zone per cimentarsi in qualcosa di assolutamente inedito. Tuttavia, non riesce a superare le vette alte raggiunte dal precedente “Omega” (per un risultato del genere forse dovremo aspettare il prossimo “vero e proprio” album), ma “The Alchemy Project”, oltre a contenere alcuni brani ben riusciti, specialmente “The Great Tribulation”, “The Final Lullaby” e “The Miner”, mostra la grande versatilità di questi sei musicisti che hanno avuto anche l’umiltà di condividere la loro arte con quella dei loro amici e colleghi. Insomma, gli Epica continuano ad essere una delle realtà più interessanti e stimolanti dell’attuale panorama metal, sempre in grado di reinventarsi pur preservando chiaramente la loro identità e “The Alchemy Project” ne è la dimostrazione.

Etichetta: Atomic Fire Records

Anno: 2022

Tracklist: 01. The Great Tribulation ft Fleshgod Apocalypse 02. Wake the World ft Phil Lanzon (Uriah Heep) & Tommy Karevik (Kamelot) 03. The Final Lullaby ft Shining 04. Sirens - Of Blood and Water ft Charlotte Wessels & Myrkur 05. Death is not the End ft Frank Schiphorst (MaYaN) & Björn "Speed" Strid (Soilwork) 06. Human Devastation ft Henri Sattler (God Dethroned), Sven de Caluwé (Aborted) 07. The Miner ft Asim Searah (Damnation Plan), Niilo Sevänen (Insomnium), Roel van Helden (Powerwolf)

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