Epica – Recensione: Omega

Sono passati quattro anni e mezzo dalla pubblicazione di “The Holographic Principle”, l’ultimo album in studio degli Epica. Un silenzio piuttosto lungo per i big olandesi del metal sinfonico, che in passato avevano abituato il loro pubblico ad intervalli di circa due anni fra un disco e l’altro. Questa volta, però, le fatiche di un lunghissimo tour mondiale (durante il quale la band ha raggiunto il prestigioso traguardo del concerto nr. 1000, suonato a Tillburg nel 2018) hanno richiesto un periodo di pausa, in parte per ritrovare un po’ di stabilità nelle proprie sfere personali, in parte per tirare il fiato e rimettere in fila le idee per creare nuova musica insieme.

A fine del 2019 il gruppo ha deciso finalmente di ritrovarsi per cominciare a dar forma a un nuovo disco, affittando una casa in cui convivere assieme per una settimana invece di affidarsi come in passato al file sharing. Non dimentichiamo che sono ben 5 i membri della band che compongono e scrivono i pezzi, quindi un momento di condivisione e brainstorming era più che mai auspicabile. E poi? Come sappiamo, i primi mesi del 2020 hanno visto abbattersi su tutto il mondo lo spettro della pandemia, e così i tempi di lavorazione di “Omega” si sono inevitabilmente dilatati. Abbiamo infatti dovuto attendere fino ad ottobre 2020 per ascoltare il primo singolo estratto, “Abyss of Time”, mentre l’uscita dell’album è stata fissata per il 26 febbraio 2021.

Partiamo col dire che “Omega” racchiude fino in fondo la pura essenza degli Epica, così come tutte le caratteristiche che li hanno resi negli anni uno dei gruppi di punta del loro genere: melodie ispirate, un sapiente equilibrio fra le parti orchestrali ed i momenti più metal, riff di chitarra ben assestati, la grande atmosfera creata dai cori e, non da ultimo, il marchio di fabbrica dato dal contrasto fra la voce sublime della splendida frontwoman Simone Simons ed il cupo growl del chitarrista Mark Jansen.

L’album si apre con la soave intro strumentale dal titolo “Alpha-Antelodium”, che sembra voler prendere l’ascoltatore per mano per condurlo lungo un viaggio fra realtà e metafisica. Le porte si spalancano con la già citata “Abyss of Time”, singolo trainante accompagnato anche da un (contorto, ma gradevole) video musicale, che con la sua vibe sfacciatamente power metal ci riporta indietro agli Epica dei primi album. Operazione nostalgia? Niente affatto, visto che un’accresciuta ricercatezza nelle rifiniture e una maggiore consapevolezza stilistica fanno la differenza. A voler proprio cercare un paragone, vengono in mente i Nightwish dell’epoca di Anette Olzon, Molto significativo è il dialogo cantato tra Simone e Mark, in cui si fa strada il tema che del contrasto fra luce e oscurità e della capacità di autodeterminazione dell’individuo, che tornerà come leitmotiv anche in altre tracce del disco. Si prosegue con “The Skeleton Key”, il pezzo più gotico di tutto l’album, in cui la vocalità di Simone si esprime al meglio fra strofe criptiche e l’esplosione spirituale nel ritornello, mentre tutto intorno si muove un monumentale arrangiamento orchestrale e corale. Ipnotiche sono invece le vibes mediorentali di “Seal Of Salomon”, con la quale gli Epica si divertono a giocare con sonorità arabeggianti; protagonista qui è il growl impetuoso di Mark, che trova il perfetto equilibrio fra death metal, virtuosismi corali e una melodia da Mille e una notte.

“Gaia” riprende sonorità power-progressive già proposte in passato dalla band ed affronta il tema del surriscaldamento globale, con un ritornello che rimane in testa già dal primo ascolto. Con “Code Of Life” gli olandesi tornano a proporci un tuffo nelle sonorità etniche, questa volta chiamando a raccolta anche Zaher Zograti, voce dei Myrath, gruppo progressive metal tunisino. Il pezzo è uno dei meglio riusciti del disco, in cui si apprezza tutta la complessità di una minuziosa opera di incastri sopra la quale danzano in armonia i diversi strumenti utilizzati, i potenti arrangiamenti sinfonici e i fastosi interventi corali, mentre la voce della Simons aleggia ancora una volta in stato di assoluta grazia. “Freedom” è il secondo singolo estratto dal disco, ed è un altro chiaro manifesto dello stile degli Epica che probabilmente farà la felicità dei fan di lunga data. La strutta del brano, in bilico fra l’head-banging sfrenato e l’orecchiabilità del ritornello, funziona piuttosto bene, mentre ancora una volta il testo suggerisce di lasciar andare le sovrastrutture nella nostra testa per riguadagnare la vera libertà. “Kingdom Of Heaven, Part 3″, con i suoi 13 minuti di durata, chiude una trilogia cominciata ai tempi di “Design Your Universe” e rappresenta il momento più cinematografico di tutto il disco, tanto che potrebbe tranquillamente entrare a far parte della colonna sonora di un film fantastico.

Gli elementi in gioco sono ancora una volta tanti ma tutti perfettamente in equilibrio tra di loro, non si può non ammirare un grande lavoro di ricerca all’interno di una fastosa complessità di elementi. Si giunge quindi a “Rivers”, per la quale chi scrive non riesce a non sbilanciarsi: si tratta della più bella ballad dell’intera carriera degli Epica, se non una delle migliori fra quelle proposte negli ultimi anni dalle band che solcano lo stesso terreno musicale. La voce di Simone sembra letteralmente volare leggera su una melodia tanto candida quanto intrisa di malinconia. Da brividi. Si torna su ritmi decisamente più elevati e schitarrate power con “Synergize”, gradevole ma non indimenticabile, mentre la successiva “Twilight Reverie” ci riporta ancora una volta indietro agli Epica di inizio carriera – forse non proprio un momento di grande originalità, ma senza dubbio un pezzo di metal sinfonico ben riuscito e che live potrebbe triplicare il proprio potenziale. A chiudere troviamo la pomposa “Omega”, che alterna ancora una volta scenografici apporti orchestrali ed aggressivi riff, mentre Mark ruba la scena alla frontwoman con il growl più graffiante ed incisivo del disco.

“Omega” è l’album che i fan degli Epica, sopratutto quelli di vecchia data che non avevano apprezzato molto la direzione presa dalla band con gli ultimi lavori, probabilmente ameranno. Per chi invece non ha mai praticato il genere sinfonico troppo da vicino, potrebbe costituire una piacevole scoperta. In generale si tratta di un disco che avrà un grande impatto dal vivo, che speriamo tutti caldamente di poter testimoniare al più presto!

Etichetta: Nuclear Blast Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. “Alpha – Anteludium” 02. “Abyss Of Time – Countdown To Singularity” 03. “The Skeleton Key” 04. “Seal of Solomon” 05. “Gaia” 06. “Code Of Life” 07. “Freedom – The Wolves Within” 08. “Kingdom Of Heaven, Part 3 – The Antediluvian Universe” 09. “Rivers” 10. “Synergize – Manic Manifest” 11. “Twilight Reverie – The Hypnagogic State” 12. “Omega – Sovereign Of The Sun Spheres”

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