Nevermore – Recensione: Dreaming Neon Black

‘Dreaming Neon Black’ è il lato oscuro dei Nevermore. Si distanzia dal polemico cinismo di ‘The Politics Of Ecstasy’ e tramuta la sua violenza calcolata in passione tremenda e senza redini. Un modo di fare musica tutto proprio, che ha radici nel metal classico americano, ma con una mente ed un gusto melodico attuali.

E’ cupa poesia, una tragedia raccontata con suoni crudi, pesanti, nutriti da una melodia che lacrima sangue, triste litania di una inesorabile caduta. Ci si avvicina pian piano, il filtro necessario per iniziare il viaggio di dolore è l’artwork… Quella ragazza che ha rinunciato alla vita, quella mano tesa, e poi… Desolazione. Il dolore come passaggio obbligato per affrontare il mondo e se stessi. La perdita come struggente principio che scatena tale processo. Multiformi sono le manifestazioni di questo disagio, dall’incredulità alla più disperata comprensione della propria sofferenza. Il rifiuto, l’odio verso l’inevitabilità che caratterizza questo depravato e decaduto mondo, la rabbia, l’autoaccusa, la negazione implicita di un’esistenza senza senso, senza perché. La debolezza raggiunge l’estremo bisogno di cercare una spiegazione, di chiedere aiuto e di ottenere in cambio l’ennesimo voltafaccia di un Dio che ha smesso di curarsi dei suoi figli, di indicare loro la strada da imboccare, il modo per curare le loro profonde ferite. E poi giù, sempre più giù. Un lento ma costante scivolare, verso l’oblio. Le emozioni si annullano in un vuoto che nulla ha da offrire, se non il freddo, gelido, abbraccio della consapevolezza.

E’ in quel momento che si può scegliere: la resa o l’ultimo tentativo. Cosa è rimasto da perdere, ci si chiede? Niente, appunto. Allora si dà il via alla ricerca, la cui conclusione è impietosamente già scritta. C’è una fine, un punto dell’immenso universo in cui tutto si ricongiunge. Questo punto è dentro di noi, va oltre la mortale concezione di fisicità. Si proietta nella più pura ed innocente delle sensazioni umane: la speranza. "So che stai sognando, so che sei morta / Ti incontrerò nel periodo del sogno / Quando mi chiamerai io affonderò / Nuoterò attraverso te." Di nuovo insieme, in qualche modo. Al di là del tempo, anche se fosse concesso solo nell’oblio, nell’annientamento di tutto.

Se è fuori da questa vita il momento più felice, perché attendere ancora? "Mentre si chiude il sipario, ed il cast si ritira / Io sono tutto ciò che è stato e tutto ciò che sarà. / Nell’appassire e nella quiete questo logoro capitolo / si conclude, e svanisce in un neon nero."

Ci siamo. Si parte. Nel buio, per sempre.

Etichetta: Century Media

Anno: 1999

Tracklist: 01. Ophidian
02. Beyond Within
03. The Death Of Passion
04. I Am The Dog
05. Dreaming Neon Black
06. Deconstruction
07. The Fault Of The Flesh
08. The Lotus Eaters
09. Poison Godmachine
10. All Play Dead
11. Cenotaph
12. No More Will
13. Forever

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