Drawn And Quartered – Recensione: Congregation Pestilence

Ormai consacrati come una delle band di punta della nuova ondata di death metal statunitense, i Drawn And Quartered ci presentano la loro ottava esecuzione capitale di massa in questo ricca estate 2021 per quanto riguarda il metal estremo.

E manco a dirlo lo fanno ancora una volta in grande stile: l’incipit è ovviamente sempre il solito, qui non si inventa niente, non si sperimenta, non si mischiano nuove sonorità ma semplicemente si pesta di brutto come le vecchie glorie del passato hanno insegnato a fare, e lo si restringe in neppure quaranta minuti di mazzate, mazzate ed ancora mazzate.

Volendo, la recensione di Congregation Pestilence potrebbe finire già qui, dopo poche righe, ma vale la pena di entrare un po’ più a fondo per sottolineare alcuni tratti che l’opera presenta rispetto alle ultime uscite del trio.

Partiamo dal presupposto soggettivo che raramente ho ritrovato, negli ultimi dieci anni, la maestosità di un disco come “Feeding Hell’s Furnace”, una colossale colata di metallo rovente ed oscura che andava a devastare i padiglioni auricolari (per la nostra felicità, ovviamente) e che convinceva a pieno sin dal primo ascolto. Ne consegue che alla schiettezza di un “The One Who Lurks” non dico di aver leggermente storto il naso, ma sono stati necessari più ascolti prima di assimilarlo per bene (cosa che poi è avvenuta, assolutamente).

L’ottava fatica della band possiamo inserirla proprio a metà delle due proposte precedenti, in quanto troviamo le forti reminescenze Incantationiane di “Feeding Hell’s Furnace” amalgamate alle prorompenti deflagrazioni di altri mostri sacri del death metal made in USA.

Il risultato è l’annientamento più totale, già a partire dall’ottima Death’s Disciple, un concentrato di detonazioni che gioca fra le atmosfere ammorbanti degli Incantation, le progressioni dei Morbid Angel e le dissonanze degli Immolation.

Age Of Ignorance è invece pura malevolenza sonora giocata perlopiù sui mid-tempo tipici della combo di John McEntee e soci (anche i vocalizzi dell’ottimo Herb Burke sembrano provenire dalla stessa scuola).

Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca anche la seguente Oblivion Pilgrimage, anche se a mio avviso risulta una delle track meno riuscite dell’intero lp, forse soffrendo un po’ la posizione subito dopo in tracklist, per cui risulta facile notare che rispetto ad essa presenta una sequenza di giochi atmosferici meno coinvolgenti.

A risollevare il tiro ci pensa l’ottima Proliferation Of Disease, un vero e proprio treno lanciato a folle velocità che travolge tutto e tutti, senza lasciare via di scampo. Le tremende deflagrazioni sono capeggiate dall’incredibile Simon Dorfman, e da un refrain semplice ed ottimamente cesellato nel muro sonoro. La vera chicca però è il giro di chitarra che contraddistingue la seconda parte del brano, di quelle che ti rimangono piantate in testa anche dopo aver finito l’ascolto.

La formula non cambia nella seguente Dispensation (Rise Of The Antichrist), un brano nel quale la band si prende i propri tempi e si cimenta in aperture melodiche molto marcate, impensabili ad esempio in dischi come i due predecessori. Attenzione, qua e là qualche deflagrazione i Drawn And Quartered se la concedono pure.

Se Immolation ed Incantation dovessero cimentarsi in una jam session il risultato sarebbe un pezzo come “Six Devils (Trepanation)”, e qui sì che siamo dinanzi ad un mid-tempo a tutti gli effetti, più o meno riuscito perché comunque il songwriting è buono, i fraseggi funzionano e le atmosfere sono belle opprimenti.

Torniamo a scapocciare di brutto quando parte il settimo capitolo dell’lp, che corrisponde al nome di Carnage Atrocity, dove i bpm risalgono per massacrarci le orecchie ed un buon lavoro di chitarra si destreggia fra tremende rasoiate ed apprezzabili giochi di dissonanza.

Una lunga intro apre Rotting Abomination (The Cleansing), un pezzo più strutturato rispetto ai precedenti che personalmente non mi ha convinto appieno, in quanto mi dà l’impressione che qua e là la band tenda a perdersi un po’ in ciance. Diciamo che prendendo i passaggi più tirati avremmo avuto una poderosa mazzata, ed invece abbiamo cinque minuti e passa che alla fin dei conti si lasciano ascoltare ma che non si marchiano a fuoco nella mente.

La chiusura è affidata alla track omonima all’album, una ganascia che ci mastica in modo lento ed inesorabile, andando a sondare terreni molto vicini al doom.

La band esala così i suoi ultimi blasfemi respiri, ed ancora una volta è lei ad avere la meglio su di noi, ed anche se la formula non cambia più di tanto nella sua alternanza di mazzate colossali e brani più monolitici, risulta apprezzabile anche il fatto che qua e là si stia provando a deviare leggermente dai suoi direttissimi binari.

Etichetta: Krucyator Productions

Anno: 2021

Tracklist: 01. Death’s Disciple 02. Age Of Ignorance 03. Oblivion Pilgrimage 04. Proliferation Of Disease 05. Dispensation (Rise Of The Antichrist) 06. Six Devils (Trepanation) 07. Carnage Atrocity 08. Rotting Abomination (The Cleansing) 09. Congregation Pestilence

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