Down – Recensione: Down IV Part I – The Purple EP

Dopo un periodo di 5 anni in cui la band non ha prodotto nulla di nuovo, in cui l’unica pubblicazione è stato il live “Diary Of A Mad Band”, i Down cominciano con questo “The Purple EP” il progetto “Down IV” che si articolerà attraverso ben quattro uscite nello stesso formato. Sicuramente si tratta di una scelta peculiare che vedremo in che modo sarà accolta da un mercato discografico sempre più difficile da conquistare, ma che ha il pregio di presentare una manciata di song concentrate in una durata non eccessiva e quindi più facile da metabolizzare.

Trattandosi di southern-sludge doom dall’incedere compatto siamo convinti che vada bene così: sei canzoni per 30 minuti riescono infatti ad inchiodare l’ascoltatore anche senza trovate fuori dagli schemi, sfruttando il fascino della voce di Phil Anselmo e la prorompente spinta di una musica che nasce per macinare e tritare, ma anche avvolgere e disorientare.

Fin da subito si capisce come l’intento dei Down sia quello di trasportare la loro musicalità vicina alle radici stesse del suono, senza iper-produzioni o “gonfiori” innaturali, ma con un’attitudine da garage band che registra nella propria cantina insieme ad una buona bottiglia di vino e per puro diletto personale.

Non ci sono quindi ritornelli orecchiabili o riff di facile presa, “The Purple EP” è un monolito di pura cattiveria southern metal che gioca sui chiaroscuri delle armonie e le dinamiche ritmiche sempre in movimento.

Sound scarno quindi, che non significa però scadente, anzi, visto che ogni strumento (Pat Brudners (Crowbar) è il nuovo bassista, per la cronaca) ha una sua dimensione e contribuisce a creare una pasta sonora indistruttibile da cui emerge come un bagliore nella note la voce di Mr. Anselmo, in grado di mordere e sussurrare, raccontare e gridare.

In sei brani la band ricostruisce tutto quello a cui siamo abituati ad associare il nome Down: i ritmi sabbathiani di “The Curse Is A Lie”, la crudezza di “The Work Is Timeless”, il groove spaventoso di “Witchtripper”, la melodia distorta di “Open Coffins” e la lenta discesa negli Inferi della violentissima e a tratti ossessiva “Misfortune Teller” (il miglior brano in assoluto per noi).

Senza andarsi a cercare alcuna novità “The Purple EP” riesce quindi a convincere pienamente. A questo punto rimane la curiosità di sentire il resto per capire se ci saranno variazioni inattese. Restate sintonizzati.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Roadrunner

Anno: 2012

Tracklist:

01. Levitation
02. Witchtripper
03. Open Coffins
04. The Curse Is a Lie
05. This Work Is Timeless
06. Misfortune Teller


Sito Web: http://www.down-nola.com/

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi